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Il Parlamento europeo ai governi: “abbiate cura degli equidi”

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19 maggio 2017

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Compagni di vita, di passioni, di sport o di lavoro. Da secoli, anzi, millenni, cavalli, muli e asini accompagnano l’uomo nelle sue attività. Inizialmente sono stati un valido aiuto nell’agricoltura, impiegati come mezzi di trasporto, se così si vuol dire, finanche potenti armi in guerra capaci di fare la differenza in battaglia. Ora che la tecnologia è arrivata a sostituire in molti casi la forza animale, i cavalli e i muli hanno ruoli abbastanza diversi da quelli che avevano in passato: sono atleti, animali d’affezione o compagnia, in molti casi ancora un valido aiuto in campagna e fonte di carne e latte.

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Il paradosso è forse il fatto che, nonostante si sia “nobilitato” il loro ruolo, l’attenzione verso il loro benessere non è aumentata, al contrario. Per innumerevoli anni questi animali sono stati realmente indispensabili per la vita degli uomini e, essendo considerati al pari di un bene di lusso inestimabile fondamentale per la sopravvivenza, i padroni di qualsiasi classe sociale erano più che attenti a preservare la loro salute e il loro benessere. L’alta considerazione di cui godevano questi animali in passato emerge chiaramente semplicemente leggendo gli antichi poemi o i romanzi dove l’eroe era sempre affiancato al suo fedele destriero con cui creava un vero e proprio binomio spirituale. Oggi, sebbene a questi animali, o almeno non a tutti, non siano più richieste le fatiche del passato (ora ci sono i trattori e le macchine a lavorare al loro posto), il loro benessere non ha fatto il salto di qualità previsto.

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A tirare in ballo la questione della salvaguardia di questi animali è il Parlamento Europeo che ha chiesto esplicitamente ai governi della UE di curare meglio il benessere dei circa sette milioni di cavalli, muli e asini presenti sul territorio dell’Unione. Una ricchezza storica, affettiva ed economica se si pensa che il valore stimato di questi animali si aggira intorno ai 100 miliardi di euro all’anno. Dando lavoro a circa 900 mila persone sono un bene che non può essere trascurato: «hanno un posto unico nella storia e nella civilizzazione europea, il legame fra loro e l’uomo è storico, ma il loro benessere è troppo spesso trascurato. Sono i più versatili fra gli animali, non solo perché forniscono carne e latte, ma anche perché sono atleti, compagni dell’uomo, grandi lavoratori nei trasporti, nel turismo, nell’agricoltura e nel settore forestale, e anche collaboratori della medicina nell’ippoterapia».

Sarà stato forse proprio il cambio di ruolo di questi animali a renderli non più indispensabili per l’uomo. Sempre più spesso, ormai, si sente parlare di etologia, benessere e salvaguardia, il che è certamente un bene, se non fosse tuttavia che i risultati di questi dibattiti e delle molteplici tavole rotonde rimangono ancora troppo teorici. Tante parole, ma alla fine pochi fatti anche nell’ambiente sportivo o del turismo equestre. Tra le soluzioni estreme che chiedono il ritorno allo stato brado di ogni equide vi sono anche delle correnti moderate che riescono a coniugare l’emisfero del benessere con quello sportivo, di coniugare l’etologia e il rapporto con l’essere umano, ed è proprio a queste che deve essere indirizzata l’attenzione.

Uomo e cavallo si sono evoluti insieme nel corso della storia e possono benissimo continuare a farlo, quello che è importante è ricominciare a basare questo rapporto sul rispetto dell’animale, sull’attenzione al suo benessere utilizzando la tecnologia e l’innovazione per migliorare la loro qualità di vita senza estirpare da loro completamente la componente più naturale della loro essenza, quella che li rende gli animali speciali che noi tutti conosciamo e amiamo.

©D.M. – riproduzione riservata; dati/fonte articolo: corriere.it 16 maggio 2017; foto ©A. Benna

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