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Istruttori di equitazione e business: alcune questioni

Equitazione: perché gli istruttori si relazionano agli allievi solo come "clienti"?
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21 dicembre 2019 #focus

In molti avete condiviso l’articolo a firma del cavaliere francese Thomas Stempffer, che come focus giustamente differenziava, in maniera sostanziale, quelli che oggi negli sport equestri ancora possono essere considerati allievi a tutto tondo, da quelli che invece sono solo meri “clienti” (+info: clicca qui: Equitazione: perché i “clienti” non fanno progressi?

Difatti, nella nostra società dei consumi, più di quanto non accadesse in passato – da rilevare comunque un peso diverso dell’odierna e diversa accessibilità/usufruibilità degli sport equestri in termini di affluenza/partecipazione (molto più ampia) -, è riscontrabile una sostanziale differenza tra “allievo” e “cliente” nei centri ippici, che, senza stare a ripetere contenuti già espressi in precedenza, potremmo semplicemente condensare nella differenza sussistente tra il “voglio imparare, e sono disposto a sacrificarmi (nota bene: non si pensi in tal senso solo all’aspetto economico, ma anche all’impegno personale – tempo/risorse/varie -, destinato alla cosiddetta “abnegazione per la causa”), rispetto alla pretesa connessa al “ti pago, quindi devo imparare e tu devi essere efficace in tal senso”.

Se su questo aspetto vogliamo portare fino in fondo l’analisi in precedenza iniziata, ossia esplorare in tutto e per tutto, a 360°, quelle che sono attualmente le ricadute immediate circa il “funzionamento” dell’insegnamento degli sport equestri dei nostri tempi, crediamo di non sbagliare evidenziando come tuttavia vi sia anche un’ulteriore faccia della medaglia da presentare, quella connessa esclusivamente al business vigente nelle scuderie, che spesso purtroppo finisce per coincidere con una realtà molto sterile e triste. Parecchi istruttori, molti centri ippici hanno condiviso l’articolo precedente, certamente con il positivo intento di veicolare un messaggio forte ed importante ai propri allievi/clienti/soci: quello secondo il quale, con i cavalli, senza vera dedizione, attenzione, lavoro e sacrificio, non si arriva da nessuna parte, indipendentemente dal fatto che si paghi o meno per imparare – indipendentemente dalle “diverse” risorse da stanziare.

Sarebbe tuttavia molto proficuo se gli stessi professionisti impegnati nel settore equestre, che in precedenza hanno dato il loro placet verso l’analisi critica rivolta a clienti/allievi, facessero lo stesso anche con l’approfondimento che li riguarda e che segue: a conferma ed (auto)critica (solo per quelli veramente audaci!) verso ogni egoriferita presa di posizione rispetto alla causa dell’insegnamento equestre, inverando così il senso e lo scopo delle Asd – Associazioni Sportive Dilettantistiche – inquadramento nel quale si colloca la maggior parte delle scuderie/centri ippici in Italia: queste associazioni dovrebbero infatti esistere solo con lo scopo di far avvicinare e quindi coltivare gli sport equestri, senza altro fine (specie economico/di profitto). Auspicabilmente infatti, anche se ci si trova in alcuni casi a rivolgere la propria attività di istruzione verso chi è senza vera attitudine ma animato da una grande passione, come verso chi sarebbe anche (almeno un po’) portato, ma non ha tempo (né – magari – tutta questa voglia: bisognerebbe in tal caso saperla coltivare), l’istruzione dovrebbe comunque porre sopra ad ogni altro scopo, rispetto ad ogni altro interesse, l’insegnamento equestre e la sua (buona) divulgazione.

Richiamandoci per l’ultima volta all’articolo precedente, va infatti evidenziato che, allo stato attuale, molti istruttori non dovrebbero cadere nell’errore di considerare la maggior parte di quelli che hanno deciso di avvalersi/si avvalgono della loro professionalità esclusivamente come clienti (soggetti paganti), ma pensare a loro, prima di tutto e a prescindere – senza pregiudizi – come (potenziali) allievi. Ok, certamente il business/il profitto ha la sua (fondamentale) importanza per “tirare avanti” anche per una semplice Asd, ma resta fermo il fatto che un cliente/socio di oggi può fare l’allievo di domani: questo può dipendere anche da voi, istruttori. Purtroppo attualmente episodi di fraintendimento tra istruttori/soci capitano nei centri ippici, fin troppo spesso, con ricadute nefaste in ambo i sensi, ivi comprese, come conseguenze, oltre a quasi obbligati frequenti cambi di scuderia, persino l’abbandono dello sport equestre, da parte di tanti appassionati: i quali, molto semplicemente, alla fine si stancano di “sborsare” ed essere ignorati, superficialmente considerati o, alla peggio, ingannati, con il proprio cavallo trascurato ai limiti della “decenza”, per non dire di peggio. Elenchiamo di seguito alcuni elementi raccolti, problematici in tal senso:

        1. Nei centri ippici, non ci dovrebbero essere soci/allievi (ivi compresi i cavalli) di serie A e di serie B: nei confronti di tutti, gli istruttori/gestori/responsabili dovrebbero opportunamente tarare l’insegnamento ed equamente dispensare/gestire il proprio tempo/attenzione/cure. Fatevene una ragione, questo anche se i soci presenti non corrispondono al must have della vostra scuderia che, nei suoi sogni più arditi, desidererebbe al suo interno solo top riders: oltre a quest’ultimi – che sono una minoranza: come in ogni sport l’eccellenza riguarda pochi – esistono cavalieri pessimi con gravi tare, e altrettanti, se non di più, mediocri (volenti o nolenti). Oltre ad una cura ineccepibile ed egualitaria per tutti i cavalli presenti in scuderia, è importante, come insegnanti, cercare di gestire in modo equilibrato le differenze di livello – evitare le lezioni potpourri potrebbe essere già un inizio – qualora sia vostro compito occuparvi di tutti quanti gli allievi della scuderia, dall’agonista al principiante, passando per l’amatore: se preso in giro o non considerato come dio comanda, anche il più stoico ed affezionato tra i soci prima o poi si “sveglierà” e si stuferà (visto anche e soprattutto quel che paga, passione e sacrifici a parte).
        2. Il socio del C.I. Pinco Pallino, non particolarmente dotato ma dedito, regolarmente presente, puntuale e preciso (specie a saldare), principalmente paga la pensione del cavallo e per avvalersi dell’istruttore e/o responsabile della scuderia al fine di accudire/occuparsi/muovere il cavallo in sua assenza e per fare tot lezioni, individuali o meno, come concordato. Sarebbe il caso, per i gestori, di cercare di svolgere questi compiti assegnati sempre al meglio, soprattutto in termini di puntualità e regolarità, nei confronti dei cavalli prima di tutto – precisazione inutile? No, di questi tempi, affatto -, ma anche del cavaliere. Insomma, non fate quelli che “fingono di aver fatto, o che fanno solo quando Pinco Pallino arriva”: nelle scuderie anche i muri hanno orecchie. Se anche avete creato un piccolo clan di accoliti (errore madornale!), sappiate che questi saranno i primi a parlare, e quindi a “tradirvi”. Sarebbe inoltre d’uopo periodicamente confrontarsi con i soci (ossia il parlare direttamente con il cliente/allievo, senza intermediari), specie qualora qualcuno appaia insoddisfatto (e non ne faccia mistero), primariamente per tentare di corrispondervi e rinsaldare la sua fiducia: sempre che si abbia la coscienza pulita. Ogni istruttore/responsabile dovrebbe aver saputo/saper trasmettere, prima di tutto con il suo esempio, attenzione, rigore, puntualità, impegno ed affezione verso tutti (ma proprio tutti) i cavalli, e saper conferire importante peso ad ogni attività svolta dall’allievo con l’animale. Lo stesso dicasi per ogni piccolo risultato raggiunto dal binomio, l’entusiasmo condiviso tante volte E’ (maiuscolo) la chiave, anche su piccole cose.
        3. Se sapete che X ed Y vengono a montare solo 2/3 volte a settimana con tempi misurati, magari evitate di ritardare troppo, o di perdere mezz’ora per montare il percorso/gli esercizi in contemporanea alla suddette ore di lezione. Queste cose il “cliente” alla lunga le nota, perché magari in cuor suo vorrebbe comunque essere “allievo” e, dunque, che vi fosse per lui e il suo cavallo una certa attenzione.
        4. Se alcuni dei vostri “clienti” non si adeguano /si lamentano o semplicemente vi lanciano segnali in tal senso (giusta o sbagliata che sia la loro interpretazione dei fatti), siate prima di tutto disposti ad ascoltare e onesti, almeno con voi stessi: sappiate che se non saprete gestire/redimere i loro problemi ed uno o più “clienti”/mancati allievi se ne andranno, per voi comunque sarà un piccolo fallimento – al di là del vostro business che, in loro assenza, ovviamente calerà. Questo a prescindere da quei casi di “clienti” perennemente insoddisfatti ovunque vadano – ce ne sono, eccome se ce ne sono!. Potrebbe tuttavia anche significare che voi avete qualche problema con la gestione della pratica equestre e soprattutto con la vostra comunicazione in tal senso. Prima di tutto, chiedetevelo. Siate sempre realisti ed umili, fate “mea culpa in interiore homine“: è a voi, solo a voi che dovete prima di tutto rivolgere delle domande, imparando dagli errori.
        5. Se alla “fine della fiera” la vostra presenza/istruzione è risultata comunque insoddisfacente o non così affidabile (specie se il vostro insegnamento non è proprio passato con coloro i quali non erano già così capaci e promettenti, alias novelli Guerdat o Werth), è oltremodo inutile tentare di scaricare sul cavallo/ronzino che il soggetto stava/sta montando: è anche grottesco che, nel mentre, per tentare di risolvere velocemente alcune difficoltà, invece di lavorare veramente sul binomio, abbiate solo scalfito la fiducia dell’allievo nell’equide (“non è colpa tua, è lui…”), con l’unico obiettivo di propinare al vostro “cliente” un altro cavallo (guarda caso, oltre a fare gli istruttori e gestori della scuderia, siete anche nel business della compravendita di cavalli, ovvero anche commercianti): beh, insomma, diciamolo: qualche volta un cambio ci può anche stare, sempre anche no. Non tutti i vostri clienti sono poi così naives.
        6. Quello che percepite esclusivamente come “cliente” non riesce mai, in generale, a realizzare con successo quel che gli chiedete durante le lezioni? Sarà anche imbranato, ma fatevi delle domande; sappiate comunque che trovare scappatoie facili vi aiuterà magari oggi, ma non domani: quando si renderà conto che lo state prendendo in giro, a quel punto pretenderà di più, o vi smaschererà – e quindi, va da sé, vi lascerà. Ancora, torniamo sull’onestà: gli allievi meno capaci devono semplicemente lavorare (anche più di altri se è il caso) sotto un occhio vigile e attento, e tocca solo a voi guidarli in tal senso, con tantissima pazienza. Montare a cavallo non è poi così facile e scontato per tutti, qualunque sia l’impegno/l’obiettivo che ci si pone, piccolo o grande.
        7. Anche se avete “conoscenze”, diplomi e curriculum da sbandierare ai vostri clienti (comuni mortali, che niente ne sanno), in fin dei conti, voi, allo stato attuale, dovete semplicemente riuscire a realizzare qualcosa per loro e relativi cavalli, specie se non sono impossibili gli obiettivi che vi siete posti (ma ve li siete posti? O semplicemente cercate solo di trascinare anche i binomi impreparati/improbabili nel codazzo delle trasferte/gare del Centro Ippico, che guarda caso comprendono, molto spesso, anche le vostre?). Ricordate che in tanti casi alle persone, per esser soddisfatte, basta talvolta semplicemente migliorare nel “riuscire a fare abbastanza bene qualcosa“. Va da sé che se invece riuscirete (persino!) a trarre delle pere da un melo, tanto meglio! Tuttavia, più vi autoincensate, più le pretese saranno alte: non dimenticatelo.
        8. Collegato al punto 7: avete mai pensato al fatto che l’atteggiamento di grande pretesa di certi “clienti” nei vostri confronti, altro non sia, in realtà, che una passione vera ma finora frustrata, che tuttavia ancora spera di aver modo di trovare risposta, proprio in voi, che ai loro occhi oggi siete/apparite come il top? Costoro potrebbero iniziare come clienti, ma in realtà potrebbero in futuro diventare vostri veri allievi, magari proprio perché hanno giustamente scelto voi, dopo un certo numero di esperienze negative. Anche in questo caso: dategli tutte le attenzioni che servono, e soprattutto fateli lavorare senza fretta su obiettivi semplici, step by step.

      In conclusione: per ogni “cliente” che se ne va, le domande dovrebbero forse essere: perché, soprattutto come istruttore/responsabile, non sono infine riuscito a trasformare / a far comunque corrispondere questo cliente all’allievo che potenzialmente (forse) era in lui? Perché la sua fiducia nei miei confronti non è stata tanta e tale da superare le difficoltà?

© B.S.; riproduzione riservata; foto “occhi chiusi” © A.Benna / EqIn

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