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Puledri: i rischi di un lavoro troppo intenso e precoce

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12 maggio 2017 #focus

La maggior parte dei cavalieri, arrivati ad un certo grado di maturità tecnica e sportiva, iniziano a coltivare un grande sogno: quello di formare un puledro. Far crescere, domare e far progredire cavalli giovani è un’attività complessa che richiede una grande capacità sia tecnica che empatica. Nonostante le grandi difficoltà sicuramente, al di là dei risultati finali, poter vedere nel breve termine i miglioramenti del puledro è una grande fonte di soddisfazione.

Purtroppo, uscendo dal contesto più amatoriale, quando si tratta di un vero e proprio lavoro, la formazione dei giovani cavalli non è più solamente una gioia fatta di piccoli traguardi da assaporare nel tempo, diventa un qualcosa che deve essere ottimizzato, ovvero, deve produrre risultati nel minor tempo possibile. Questa ottimizzazione temporale nell’allenamento e nella formazione dei puledri, però, può portare a gravi squilibri psichici e fisici dell’animale e, dunque, a risultati non soddisfacenti fino a sfociare in danni irrecuperabili.

Come viene ampiamente mostrato nella tabella che segue (Fonte: Horse.co.za), il completamento dello sviluppo fisico del cavallo avviene in un arco temporale molto lungo che si estende fino all’ottavo anno di età.

Birth ➡ Distal phalanx (coffin bone)

Birth to 6 months ➡ Middle phalanx (short pastern bone)

6 months to 1 year ➡ Proximal phalanx (long pastern bone)

8 months to 1.5 years ➡ Metacarpals/metatarsals (fetlock and cannon bones)

1.5 to 2.5 years ➡ Carpal bones (‘knee’)

2 to 2.5 years ➡ Radius, ulna (forearm)

2.5 to 3 years ➡ Femur, tibia (hind leg)

3 to 3.5 years ➡ Humerus, femur

3 to 4 years ➡ Ischium, ilium and sacrum (pelvis)

3.5 to 4 years ➡ Scapula and top neck vertebrae (shoulder and neck)

4 years ➡ Tarsal bones (hock)

5.5 to 8 years➡ Vertebrae (the larger the horse and the longer the neck, the longer it takes for the growth plates to close up along the back)

Molto spesso quando si intravedono nel puledro delle potenzialità la smania di osservare i suoi miglioramenti induce l’allenatore ad affrettare i tempi. Il pericolo, in una situazione di questo tipo, è quello di sottoporre il giovane cavallo ad esercizi, non solo stressanti per la difficoltà di esecuzione, ma veramente deleteri per il suo stato di salute. Come si può osservare dalla tabella le ossa del cavallo si fondono lentamente, per questo le gambe dell’animale rimangono molto delicate per diversi anni. Fondamentale per la formazione dei cavalli giovani è, dunque, essere in grado di ideare un programma di allenamento che vada di pari passo con lo sviluppo fisico del puledro.
I rischi di una formazione troppo veloce sono molti coinvolgono corpo e mente del giovane cavallo: dallo spavento per un esercizio troppo difficile (spavento che sarà dimenticato a fatica dal cavallo), al vero e proprio infortunio. Uno degli infortuni più frequenti alle gambe del cavallo in giovane età è quello al legamento sospensore del nodello, incidente sempre più diffuso che può rivelarsi molto grave fino a causare una zoppia permanente.


Il Legamento Sospensore del nodello è rappresentato principalmente da una robusta fascia tendinea rettangolare, lunga da venti a venticinque centimetri costituita da quantità variabili di tessuto muscolare (soprattutto nella porzione prossimale). Il legamento sospensore origina dal legamento palmare del carpo, prossimalmente alla fila distale delle ossa del carpo, e dalla superficie palmare delle ossa metacarpali, in particolar modo dal terzo osso metacarpale. Il corpo del Legamento sospensore scorre tra il secondo e il quarto osso metacarpale e gradualmente si separa dalla faccia palmare del metacarpo (Denoix, 1996). All’altezza del quarto distale del metacarpo il legamento si divide in due branche che s’inseriscono sulla faccia abassiale del corrispondente osso sesamoideo prossimale. Da ogni branca si stacca un sottile ramo che corre lungo la falange prossimale e si unisce al tendine estensore dorsale del dito appena prossimalmente all’articolazione interfalangea prossimale (Denoix, 1996).

Essendo una lesione data dal sovraccarico sulle gambe è intuibile anche con queste poche nozioni quanto siano a rischio i giovani cavalli, sia per la loro scarsa esperienza, sia per quanto riguarda il contesto puramente anatomico. Dalle corse al trotto o al galoppo, dal salto ostacoli al dressage la storia non cambia: i rischi sono molti.
Controllare il proprio cavallo alla fine del lavoro è fondamentale per poter notare i primi segni di infiammazione a tendini e legamenti. Gonfiore, calore e anomalie nelle andature sono i primi campanelli d’allarme a cui deve immediatamente seguire una consultazione veterinaria. Preservare i giovani cavalli è importante per avere risultati nel lungo termine. I circuiti addestrativi, se seguiti con cognizione, possono assicurare progressi nel rispetto dei nostri giovani atleti equini.

© D.M. – riproduzione riservata; fonte principale articolo horse.co.za; foto ©A. Benna

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