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Sindrome da ulcera gastrica nel cavallo, cos’è e come prevenirla

Sindrome da ulcera gastrica nel cavallo, cos'è e come prevenirla
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26 settembre 2019 #focus

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La sindrome da ulcera gastrica nel cavallo (EGUS Equine gastric ulcer syndrome) è una malattia degli equidi diffusa più di quanto si possa pensare, caratterizzata da una lesione del tessuto interno allo stomaco, detto mucosa. Diversamente dagli uomini, la mucosa dello stomaco del cavallo è suddivisa in una porzione squamosa ed una ghiandolare ed è quindi importante rendersi conto che ci sono differenze tra queste due parti per quanto riguarda i fattori di rischio e le rispettive risposte ai trattamenti. Così il dottor Michael Hewetson, professore di medicina equina presso il Royal Veterinary College, è intervenuto per la Fédération Equestre Internationale (FEI) sull’importanza primaria di controllare l’esposizione agli acidi della mucosa dello stomaco per ridurre il rischio di EGUS.

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La sindrome, comunemente chiamata anche “Gastrite del cavallo”, ha un’eziologia multifattoriale e sembra variare con l’età, la razza, l’uso, il livello di allenamento. Le cause più frequenti sono sicuramente il tipo e le modalità di alimentazione, la gestione della scuderizzazione, il tipo di vita, lo stress, fattori inerenti la razza, nonché l’uso/abuso di farmaci antinfiammatori. In una situazione fisiologica regolare, nello stomaco del cavallo si ha un bilanciamento dei fattori protettivi e aggressivi della mucosa, che garantisce il mantenimento dell’omeostasi gastrica; quando invece subentrano fattori esterni di disturbo, come quelli succitati, la situazione può alterarsi e diventare patologica.

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Il cavallo è un erbivoro monogastrico la cui vita ha subìto diverse modificazioni delle proprie abitudini naturali. Un soggetto allo stato brado passa la maggior parte del suo tempo, circa 16 ore al giorno, a brucare erba. Il cavallo odierno, per come noi lo conosciamo, vive spesso in stabulazione fissa, talvolta senza nemmeno avere la possibilità di utilizzare il paddock, ma soprattutto viene alimentato in tanti casi solamente tre volte al giorno. Il suo stomaco è molto piccolo, e strutturato in modo da produrre una quantità di acido, all’incirca 30 litri al giorno, tale da poter digerire ridotte quantità di cibo per volta, ma in maniera continuativa nel tempo. Per tale ragione, per prevenire la sindrome da ulcera gastrica nel cavallo, è prima di tutto consigliabile somministrare foraggio e pietanze possibilmente mai contemporaneamente e, soprattutto, alimentare in molteplici sessioni durante il giorno. E’ infatti auspicabile che il cavallo non trascorra troppe ore senza mangiare: una corretta somministrazione dei pasti terrà dunque in debita considerazione il numero di ore trascorse tra l’ultimo e il primo pasto, quello mattutino, cercando, nei limiti del possibile, di limitare l’intervallo di tempo trascorso senza cibo.

Tuttavia, proprio per la differente conformazione della mucosa dello stomaco cui si è detto sopra, secondo il dottor Michael Hewetson quando si fa riferimento alla sindrome da ulcera gastrica nel cavallo è anzitutto essenziale specificare anche se si tratta di malattia gastrica squamosa equina (ESGD Equine Squamous Gastric Disease) o malattia gastrica ghiandolare equina (EGGD Equine Glandular Gastric Disease), distinguendo chiaramente la regione anatomica dello stomaco colpita.

La prevalenza di ESGD, quindi di patologia alla mucosa squamosa, è più alta nei cavalli ad elevate prestazioni, con l’80% nei purosangue, il 48-93% dei cavalli dell’endurance e il 17-58% dei cavalli da sport in cui sono state riscontrate ulcere all’esame gastroscopico. La prevalenza di EGGD (patologia alla mucosa ghiandolare) è meno segnalata, tuttavia studi hanno dimostrato una presenza tra il 16-33% nei cavalli dell’endurance e il 54-64% nei cavalli sportivi. Nei puledri la sindrome viene parimenti rilevata in dati significativi, che riguardano neonati altamente stressati e lattanti.

Non sembra esserci una chiara relazione tra la presenza di alterazioni alla parte squamosa della mucosa dello stomaco (ESGD) e a quella ghiandolare (EGGD), prosegue il dottor Hewetson; il fatto che entrambe le condizioni patologiche possano anche, in certi casi, verificarsi contemporaneamente non indica che debbano essere per forza associate. Nel caso dell’ESGD, la causa delle ulcerazioni è ben nota, con una varietà di fattori di rischio soprattutto gestionale (ad es. l’aumento dell’intensità del lavoro, l’aumento dell’assunzione di amido e la ridotta possibilità di accesso al pascolo) che contribuiscono tutti ad un aumento dell’esposizione della mucosa squamosa all’acidosi. La parte squamosa della mucosa dello stomaco degli equidi non è infatti normalmente esposta all’acido.

Contrariamente all’ESGD, le cause dell’EGGD (Malattia gastrica ghiandolare) sono ancora lontane dall’essere ben comprese. La mucosa ghiandolare è molto diversa dalla mucosa squamosa, in quanto è esposta a un ambiente altamente acido anche in condizioni normali. È solo quando si verifica una rottura dei regolari meccanismi di difesa che proteggono la mucosa ghiandolare dall’acido che si verifica la patologia. Mentre le ulcere sono più comunemente osservate nella parte squamosa della mucosa dello stomaco, i cavalli con EGGD raramente presentano ulcerazioni. Le lesioni sono più coerenti con una gastrite infiammatoria e possono essere molto diverse nel loro aspetto. Un numero crescente di prove suggeriscono che ad aumentare il rischio di EGGD nei cavalli sia lo stress la causa principale, sia psicologico (ad esempio per un cavallo montato da diversi cavalieri; parto; stress associato al trasporto e alla competizione), sia fisiologico (ad es.: aumento della quantità totale e della frequenza del lavoro senza adeguati periodi di riposo). Ciò può essere dovuto a una varietà di meccanismi tra cui l’immunodepressione, una riduzione del rivestimento della mucosa ghiandolare e dell’afflusso di sangue alla mucosa stessa; tutto ciò compromette la barriera gastrica, causando lesioni dovute agli acidi. Sfortunatamente la maggior parte dei segni clinici non sono specifici e ciò è ulteriormente complicato dal fatto che una grande percentuale di cavalli che soffrono di questa sindrome non mostrerà sintomi.

Quando si presentano, questi possono essere:

  • Cattive condizioni del mantello;
  • Digrignamento dei denti (bruxismo);
  • Cambiamenti di temperamento (inclusi nervosismo e aggressività);
  • Colica acuta o ricorrente;
  • Appetito ridotto, modelli alimentari alterati e perdita di peso inspiegabile;
  • Scarse prestazioni e cambiamenti nella montabilità (compresa la ridotta disponibilità a lavorare e la riluttanza ad andare avanti);
  • Sensibilità della pelle (segni visibili possono essere: abrasioni ai fianchi o il risentimento al sottopancia, alla toelettatura, agli aiuti delle gambe);

Attualmente, la gastroscopia è l’unico metodo affidabile per la diagnosi definitiva di equine gastric ulcer syndrome. Prima di eseguire l’esame, il cavallo dovrà esser messo a digiuno totale per 16 ore; gli verrà inoltre tolta l’acqua 6 ore prima della gastroscopia. Quindi il soggetto verrà sedato e un videoendoscopio a fibre ottiche raggiungerà lo stomaco attraverso il cavo nasale. Gli esami endoscopici vengono generalmente acquisiti con immagini o video a fotogramma fisso, ai quali corrisponderà l’interpretazione del veterinario circa il diverso grado di gravità dell’EGUS:

  • Grado 0 epitelio intatto, senza iperemia (arrossamento) o ipercheratosi (ispessimento)
  • Grado 1 epitelio intatto, aree di iperemia o di ipercheratosi
  • Grado 2 Piccole lesioni singole o multifocali
  • Grado 3 Grandi lesioni singole o lesioni multifocali o estese lesioni superficiali
  • Grado 4 Ampie ulcerazioni profonde.

Tra i farmaci utilizzabili per la cura dei cavalli soggetti ad EGUS vi è l’omeprazolo, che appartiene alla classe dei farmaci inibitori della pompa protonica. La sua azione si basa sulla riduzione e regolazione della produzione di succhi acidi nello stomaco. Esistono inoltre in commercio diversi integratori alimentari, utilissimi per il mantenimento, per coadiuvare e preservare la mucosa dello stomaco durante e post cura.

© Redaz.; riproduzione riservata; fonti principali: fei.org; unionbio.it; foto in copertina © A. Benna / EqIn

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