Steve Guerdat: “Affronteremo anche questo e in qualche modo andremo avanti”
23 aprile 2020 #news
Tutto lo sport ha subìto una battuta d’arresto. Non sembra una ricetta per il buon umore, anche per chi ha mantenuto la leadership della classifica mondiale Longines per 14 degli ultimi 15 mesi: il quale tuttavia ha visto anche svanire la possibilità di diventare quattro volte di seguito campione della FEI Jumping World Cup™ e, neppure, ha più, almeno per quest’anno, la chance di inseguire una seconda medaglia d’oro olimpica individuale; inoltre, anche la sua vita personale è stata influenzata dalla pandemia, visto che il matrimonio con Fanny Skalli, che era previsto per il prossimo mese, è stato rinviato a data da destinarsi.
Tuttavia, la star elvetica del salto ostacoli, Steve Guerdat, mantiene un atteggiamento positivo.

© FEI/Liz Gregg
Anzitutto, egli ha collocato in un’importante prospettiva globale la nostra difficile situazione attuale:
“Nessuno parla di milioni di bambini in tutto il mondo che non hanno acqua pulita da bere e muoiono di fame ogni giorno. Pensiamo solo a come andrò ai concorsi, a come pagherò per la mia Mercedes, a come comprerò la mia nuova auto, il mio nuovo camion e il mio nuovo cavallo. I poveri affrontano una crisi ogni giorno della loro vita. Ora nei paesi ricchi dobbiamo affrontare questo problema, ma non c’è motivo di avere paura. È un’esperienza e per una volta è uguale per tutti. Quindi dobbiamo guardare avanti e forse pensare a fare le cose in modo diverso, ma ci sarà una via d’uscita”, ha detto.
Eroi
Condivisa come comunicato stampa, l’intervista FEI (realizzata da Louise Parkes) al n.1 al mondo della quale qui vi riportiamo la traduzione italiana, è iniziata con un semplice “Chi erano i tuoi eroi da bambino?” Steve non ha esitato a rispondere …
“Michael Jordan (la star del basket di fama mondiale che ha realizzato numerosi ritorni memorabili durante la sua straordinaria carriera). Sono sempre stato un fanatico dello sport e la sua storia è stata una fonte d’ispirazione. Normalmente una superstar è davvero brava in un breve periodo di tempo, ma lui non ti deludeva mai (ogni volta che tornava). Era come una lezione di vita e di sport, di non arrendersi, e da bambino era una persona di cui ero pazzo.
“Come cavaliere il mio eroe è sempre stato John Whitaker. Mi piace per gli stessi motivi. Con John tutto è facile. Penso che non sappia nemmeno cosa sta raggiungendo perché fa tutto in modo così naturale. I cavalli gli rispondono ed è naturale per lui montare e altrettanto lo è vincere, con un atteggiamento del tutto… naturale. Questo mi ispira come cavaliere”, spiega Steve.
Al quale serve però un po’ più di tempo per rispondere alla domanda successiva. “Allora, com’è essere l’eroe adesso?” [C’è un po ‘di silenzio, posso immaginarlo passare da un piede all’altro, chiaramente non si sente a suo agio con questa domanda…].
“Non mi sento proprio così, non mi ci vedo bene. Mi fido di quello che faccio ma ho ancora così spesso la sensazione di essere così cattivo, di fare così tanti errori, ci sono così tante cose che mi piacerebbe fare molto meglio. Non penso proprio di essere un eroe, di essere qualcuno che ispira altri cavalieri… “. “Ma così tante persone ti guardano e dicono “Accidenti, se solo potessi mai arrivare ad esser bravo come Steve”… ma lui chiude rapidamente questo discorso con un “beh, certo che possono, perché potrei fare molto meglio io stesso!”.

© FEI/Liz Gregg
Influenze
“Passiamo alla persona che ti ha influenzato di più”, con risposta immediata:
“Mio padre (Philippe Guerdat). Non si è mai spinto oltre con me, lasciandomi sempre libero di fare quello che voglio ed è per questo che lo rispetto così tanto. Nello sport è stato la persona più influente dal primo giorno. E naturalmente negli ultimi anni anche Thomas Fuchs ha influenzato la mia carriera”.
Chi è di supporto nella tua squadra? “I miei partner di lunga data sono Heidi ed Emma, il mio cavaliere Anthony, abbiamo poi 10 persone a casa che sono altrettanto importanti per me. La mia famiglia, dai miei genitori ai miei cugini, e ho una relazione stretta anche con i proprietari dei miei cavalli. Il maniscalco e il veterinario – ci sono poi così tante persone che non lavorano solo con e per me, non solo mi supportano, ma sono anche miei amici. E ovviamente ormai da qualche anno ho la mia ragazza, che sarà presto mia moglie, quindi sono molto fortunato nella situazione in cui mi trovo, ossia nell’avere così tante persone fantastiche intorno a me”.
Perché ti piace stare con i cavalli? “Perché danno così tanto e non chiedono nulla in cambio. Cerchiamo di restituire loro il più possibile, ma loro nemmeno lo chiedono! Sono così leali, non ti tradiscono mai”.
Cosa ti piace di meno dei cavalli: tutto il duro lavoro? [Questa domanda suscita un tono di indignazione …]
“Non è un duro lavoro! Se pensi che funzioni così, allora stai facendo un lavoro sbagliato! Forse un groom può dirlo, ma sicuramente non un cavaliere professionista – quella che abbiamo è una vita fantastica. Ci vuole molto tempo ma è molto, molto lontano dall’essere un duro lavoro!!”.
Cavalli
Quale tra tutti i cavalli che hai montato è stato / è quello che hai amato di più?” [qui Guerdat non ha la minima esitazione, il suo tono diventa molto più morbido] “Jalisca, perché in pratica è il cavallo che mi ha fatto fare il passeggio più grande della mia carriera. Non voglio dire che mi ha salvato: stavo montando, ero in salute ma ero in un buco nero nella mia carriera sportiva quando questa cavalla mi ha portato alla ribalta, vincendo la Coppa a Ginevra (a dicembre 2010) e dando sempre il 200% per me. E’ stata il cavallo più gentile che io abbia mai incontrato. Era sempre lì a combattere per me, il miglior cavallo che sia mai stato vicino a me!”, ha detto Steve.
C’è un cavallo che non ti è piaciuto per niente? “Mentirei se dicessi che non sono mai stato frustrato con o da un cavallo. Ma la verità oggi è che non appena in qualche modo ne fossi infastidito penserei che no, è colpa tua Steve, hai fatto l’errore di sperare troppo in alto per questo cavallo, o non l’hai educato nel modo giusto, o ci metti troppa pressione o, o, o … alla fine se un cavallo non realizza, il problema sei solo tu. Potrebbe essere montato in un modo sbagliato per lui, o esser stato un acquisto sbagliato, o che tu riponga delle aspettative errate su di lui, che non può fare quello che tu vorresti che facesse. Non è colpa sua, siamo tutti nati con delle qualità – ci sono alcune cose che puoi fare e alcune cose che non potrai fare così bene – ma c’è così tanto che ognuno di noi può fare”.
C’è un cavallo che ti piacerebbe montare? “No, perché ho già montato il miglior cavallo della storia del salto ostacoli, Tepic La Silla [Kwpn 1988]! E’ stato sotto la mia sella solo per tre o quattro mesi e ho vinto con lui la mia prima medaglia agli Europei di Donaueschingen (GER) nel 2003 e un paio di Gran Premi. Era un cavallo di Alfonso Romo e mi sarebbe piaciuto tenerlo più a lungo, ma ho avuto il privilegio di poterlo montare solo in pochi concorsi perché era incredibile. Aveva assolutamente tutto. Per me è stato il migliore!”.
Il cavallo che ti ha dato il suo record personale? Steve ride mentre risponde “Nino [des Buissonnets], e sta proprio qui di fronte a me!”. Ora, a 19 anni, il castrone che lo ha aiutato a raggiungere la gloria individuale olimpica a Londra nel 2012 è felice in pensione nella deliziosa fattoria di Steve a Elgg, in Svizzera. “Quel che è stato così bello con lui è che quando volevo fare netto, lo ottenevo il 95% delle volte. Abbiamo anche avuto delle brutte gare, ma dal momento in cui davvero l’ho capito abbiamo fatto pochissimi errori. Non ho saltato molto con lui, ma il più delle volte abbiamo collezionato il doppio zero in Grand Prix”, ha detto, con affetto.
Amicizie
Le tue amicizie più strette in questo sport? “Non ho molti amici, ma quelli che ho sono molto, molto vicini. Alain Jufer, era nella squadra di Calgary quando abbiamo vinto (la prima vittoria della Coppa delle Nazioni elvetica a Spruce Meadows nel 2016). Siamo cresciuti insieme, abbiamo iniziato a montare insieme da bambini. Gregory Wathelet, ormai da 15 o 20 anni, lo stesso con Daniel Etter e potrei citare anche Eric Lamaze. Sono i miei amici più cari. Non posso dire perché, sono persone molto diverse e sono entrate nella mia vita in differenti momenti, sono buoni amici e vanno d’accordo tra loro, ma non è che sono migliori amici l’uno dell’altro – sono solo persone che sanno di poter contare su di me, e sanno che, viceversa, è lo stesso”.
Pensieri e preoccupazioni? “La mia più grande preoccupazione in questo momento è che ho 10 persone che sono con me da molto tempo. Non sono solo dei lavoratori ma amici e parte della famiglia e voglio averli vicini a me. Ma so che se non riuscirò a mantenerne alcuni, che troveranno dunque un altro lavoro e sopravviveranno. Due o tre volte nella mia vita ho dovuto iniziare dal nulla e non ho problemi a farlo di nuovo. Non sono preoccupato del fatto che domani dovrò uscir fuori e guidare personalmente il camion e lavorare di più, perché amo quello che faccio. Quando ti piace quello che fai la vera motivazione non è solo quella di aumentare il profitto: si tratta di godersi la vita con i tuoi amici e familiari”.
Una cosa sciocca che hai fatto durante la tua vita lavorativa? “Forse il primo concorso che ho fatto quando ho lavorato per Tops … c’era un concorso in un posto chiamato Heikant e ho guidato il camion per circa tre ore con il groom e otto cavalli, ma quando siamo arrivati non siamo riusciti a trovare le scuderie. A quei tempi non esisteva il navigatore e giravamo già da molto tempo prima che io mi rendessi conto che… eravamo andati a Heikant in Belgio, quando il concorso era a Heikant in Olanda! Per fortuna non era troppo lontano, forse altre due ore di guida e abbiamo perso solo un paio di gare!”.
Cosa provi in merito al rinvio dei Giochi olimpici di Tokyo 2020? “Certamente cambia le cose, sarà un anno dopo e non sappiamo cosa accadrà tra l’adesso e quel domani. I cavalli avranno un anno in più, ma alcuni che sarebbero stati troppo giovani quest’anno saranno pronti per quello dopo. È diverso da qualsiasi cosa abbiamo mai affrontato prima, ma questo è lo sport. Devi essere in grado di adattarti a molte situazioni diverse e trarne il meglio. Non c’è niente che possiamo fare al riguardo, ed è stata la decisione giusta spostare le Olimpiadi. Affronteremo anche questo e in qualche modo andremo avanti”.
© trad. it. a cura di Redaz.; fonte: L. Parkes / Comunicato Stampa FEI; foto © FEI/Liz Gregg

















