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Terreni e fondi (training e gare): mai sottovalutare la preparazione del cavallo

Terreni per il training e per le gare: mai sottovalutare la preparazione!
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04 gennaio 2021 #focus

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Quando si parla di cavalli, bisogna anche riconoscere il ruolo importante che i terreni hanno per la loro salute, degli arti e dei piedi in particolare, perciò per ogni stagione si devono riconoscere i luoghi più adatti per montare, connessi alle esigenze del nostro cavallo. Attività su superfici inadatte possono infatti far incorrere in traumi e problematiche di tipo patologico.

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La corretta progettazione e la scelta del fondo per i campi di allenamento e lavoro hanno un ruolo fondamentale per la salute del cavallo. Le superfici delle arene equestri sono un investimento importante per i proprietari di scuderie, specie quelle in cui si svolgono i concorsi, e dunque per tutti i proprietari e gli atleti che ne usufruiranno.

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Con la crescita dello sport equestre negli ultimi decenni, sia in termini di fatturato finanziario che di numero di partecipanti, sono aumentate anche le richieste e le aspettative circa le superfici migliori per l’equitazione. Ci si aspetta che i terreni promuovano sia le prestazioni, sia la stabilità, specie per gli outdoor (dunque con ogni clima e in ogni stagione).

Come indicato dalla Fédération Équestre Internationale (FEI), molti cavalieri discutono e vogliono una risposta a quella che dovrebbe essere, oggi, “la migliore” superficie per montare: l’offerta sul mercato non manca, così come non mancano le opzioni. Va tuttavia specificato come sia in realtà più saggio parlare della superficie adatta alle proprie esigenze (tipo di sport praticato) e a quelle del/dei proprio/i cavallo/i, dato che, per ciò che riguarda il corretto funzionamento del terreno, dipenderà poi ed in larga misura solo dalla sua manutenzione, ovvero dovrà essere onere e preoccupazione costante di chi gestisce la struttura.

Ex abrupto, senza scendere troppo in tecnicismi (ossia senza parlare ora di parametri specifici dei terreni, quali elasticità, attrito, pesantezza, forza rilasciata, ecc.): quando montiamo, se ci troviamo a lavorare su di una superficie “appiccicosa”, il piede che impatta al suolo tende a caricare bruscamente i tessuti molli (tendini e legamenti) e quindi ad aumentare le possibilità di lesioni. Se si monta su una superficie troppo “molle” bisognerà invece porre attenzione perché questa non sosterrà le strutture del piede, oltre che degli arti, specie durante la propulsione, causando movimenti anormali che potrebbero provocare, anche in questo caso, lesioni o infiammazioni.

La superficie del campo dovrebbe consentire ai tessuti di caricare in modo uniforme, ossia fornire un valido supporto, il che significa, contemporaneamente, a) non cedere drammaticamente quando il cavallo spinge (ossia soprattutto quando esercita maggior pressione sul tendine flessore digitale profondo) e b) non essere troppo duro per non affaticare troppo facilmente piedi e muscoli.

E’ buona prassi cercare di allenare i cavalli a casa su diverse varietà di superfici per aiutare le capacità propriocettive delle loro articolazioni e tessuti: il ché, ovviamente, non significa andare a galoppare sull’asfalto o sui terreni non controllati: potreste sempre incappare in buche o incorrere in qualche sobbattitura, causata da eccessive asperità presenti sul terreno. Tuttavia, come ben sanno i completisti, portare i cavalli fuori dal campo, su superfici diverse anche solo per una passeggiata (dove incontreranno varietà naturali di morbidezza e durezza (senza ovviamente spingersi agli estremi) di certo aiuta l’apparato motorio del cavallo a diventare più “elastico” e resistente.

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I cavalli dovrebbero lavorare su superfici dure, morbide, pesanti e leggere, variando spesso il tipo di terreno per sviluppare la capacità di adattarsi ai diversi ambienti che incontreranno. Se li lavoriamo sempre e solo su una sola superficie, è probabile che non si trovino affatto bene quando dovranno muoversi su qualcosa di diverso nei campi gara. È come se una persona corresse tutto il tempo su una pista per l’allenamento (o un tapis roulant) e poi cercasse di correre una corsa campestre su un terreno naturale… il risultato di solito non è all’altezza delle aspettative.

Inoltre, la routine dei cavalli in genere cambia quando si arriva in concorso, a volte dopo aver viaggiato a lungo. Può capitare così di dover lavorare i cavalli in modo totalmente diverso rispetto a quando si è a casa; di girarli alla longe in circoli più stretti del solito; o tenerli svegli tutta la notte perché le luci della scuderia del concorso sono sempre accese (anche per fare le trecce…). Il livello di stress e quello di fatica ovviamente aumentano in gara, il che potrebbe influenzare non solo il movimento ma anche l’elasticità stessa dei tessuti, con tutti i rischi del caso.

Come si può riconoscere se la superficie di un campo è buona? Solitamente su una buona superficie il cavallo dovrebbe lasciare solo la sua impronta, e non un solco profondo diversi centimetri… e l’impronta dovrebbe comunque esserci sempre.

Leggi anche:

Qualità del terreno di lavoro e salute del cavallo: alcune considerazioni

© Olivia Belloli – riproduzione riservata; foto di copertina © EqIn

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