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A proposito di “Federico Caprilli: tra storia e romanzo” (Gabriele Benucci)

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15 maggio 2020 #focus

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Per elogiare il militare dedito al dovere, teorizzatore e sperimentatore inesauribile della tecnica equestre che ha rivoluzionato il mondo dei cavalli è nato questo libro, a firma di Gabriele Benucci: “Federico Caprilli: tra storia e romanzo”.

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Nel libro, disponibile gratuitamente per la consultazione online + info: clicca qui, si racconta la vita del militare, tutte le ragioni e i “segni del destino” che lo hanno portato a rivoluzionare il metodo di equitazione precedentemente utilizzato. Com’è noto, Federigo Caprilli nacque a Livorno lʼ11 aprile 1868 da padre livornese e da madre pisana. Perse il padre da bambino e a 13 anni entrò nel collegio militare di Firenze, dove mostrò un particolare portamento per la scherma. Fu successivamente trasferito a Roma, nel 1883, esattamente nell’anno dell’inaugurazione dello stesso collegio in cui venne ospitato. Nel 1886 entrò a far parte dell’Accademia militare di Modena con l’aspirazione un giorno di far parte della cavalleria. Un aneddoto curioso: durante le visite mediche per l’ingresso in cavalleria rischiò di essere scartato a causa del suo busto lungo e delle gambe corte, ma visto il basso numero di domande quell’anno venne comunque ammesso.

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La sua carriera militare iniziò nel 1888 quando Caprilli venne nominato allievo sottotenente nel reggimento Piemonte Reale di stanza a Saluzzo, prendendo alloggio nella sede della scuola di equitazione di Pinerolo. Nel 1889, terminata la scuola di Pinerolo, Federico si trasferì a Saluzzo, poiché desiderava partecipare al corso magistrale che aveva visto frequentare dagli ufficiali più appassionati di equitazione. Entrò nel reggimento e comprò un cavallo grazie al quale iniziò a “riscrivere le regole dell’equitazione”. Caprilli diffuse i principi del proprio metodo durante il quinto anno del suo servizio al reggimento Lancieri di Milano. Quindi pubblicò nel 1° e 2° fascicolo della Rivista di Cavalleria del 1901 l’articolo per l’equitazione di campagna che avrebbe costituito la base del sistema e, successivamente, del nuovo regolamento di equitazione. Il suo metodo di equitazione venne adottato per ordine ministeriale e venne chiamato in varie scuole per affidargli l’istruzione degli allievi. Caprilli, vinse moltissime gare e ottenne piazzamenti in gare molto importanti. L’impegno agonistico non gli fece comunque trascurare la teoria, poiché nel frattempo preparò del materiale per un compendio del nuovo metodo. Il 6 dicembre 1907 il giorno prima di morire si recò a Firenze dove fece la sua ultima cavalcata.

“Parlare di Federico Caprilli significa raccontare del militare sinceramente ed instancabilmente dedito al dovere, del teorizzatore e sperimentatore inesauribile della tecnica equestre, dell’istruttore paziente e disponibile; ma vuol dire anche trattare di uno dei primissimi esempi di campione sportivo amato dalle folle, dell’uomo dalla battuta pronta e caustica, del tombeur de femmes”.

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© Olivia Belloli; riproduzione riservata; in copertina foto: © https://mutoia.com/

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