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Cane e cavallo insieme… in uno scritto del XV secolo

Cane e cavallo insieme... in uno scritto del 1400
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I manoscritti antichi costituiscono ancora oggi un mondo tutto da scoprire: le biblioteche europee sono ricchissime di codici inediti. Ciò vale anche per le numerose collezioni di manoscritti private, patrimonio non accessibile al pubblico i cui esemplari, spesso sontuosi, vengono battuti (a caro prezzo) nelle aste specializzate, frequentate dai bibliofili.

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Solo grazie al generoso proprietario – che ha voluto restare anonimo – è stato possibile realizzare l’edizione critica del “Sermone del cane e del cavallo” (a cura di G. Valenti, Salerno Editrice, Roma 2016) della cui esistenza si era persa ogni traccia; dunque questo manoscritto inedito a firma di Battista Guarino è ora accessibile ai più.

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Cane e cavallo uniti... in uno scritto del 1400

Databile tra il 1464 e il 1471, proprio del Secolo che sancirà il passaggio dal basso Medioevo al Rinascimento attraverso l’Umanesimo, l’opera ci trasporta nell’ambiente della corte fastosa e raffinata del duca Borso d’Este, a Ferrara: è riassumibile come un’erudita ed interessante riflessione sulle caratteristiche più profonde di cane e cavallo, una sorta di percorso di lettura ricco di aneddoti e reminiscenze classiche sui due animali in questione.

Va anzitutto specificato che con l’indicazione “Sermone” l’autore non intende affatto riferirsi a nessuna predica né men che meno ad un’orazione/preghiera: con questo termine, che ha molti significati, il Guarino indica semplicemente che il suo scritto è contemporaneamente, e semplicemente, un “discorso”, una “narrazione” e un “trattato”, al crocevia fra un testo enciclopedico, un trattato di caccia e un manuale di veterinaria. Il testo è un nient’altro che un dialogo tra Teofilo, “magnifico cavalliero” ed il Guarino stesso; a quest’ultimo, ossia all’autore, Teofilo chiede di raccontare “qualche materia de cani et de cavalli“. Così inizia il “Sermone del cane e del cavallo”, diviso in due sezioni: “per non confundere l’uno cum l’altro […] prima dirò del cane, poi del cavallo“.

Sul cane

Come indicato dal curatore dell’opera, Battista Guarino inizia concentrandosi sul tema della dignità dei cani, “a supporto della quale viene esposto un elenco di aneddoti tratti da Virgilio, Omero e altre fonti classiche. Si arriva così ad un brano più tecnico, in cui Battista suddivide le razze dei cani in due varietà: una da guardia, l’altra da cacia”. Segue la dimostrazione della sua devozione per l’uomo (amore e fedeltà), argomentando tramite numerosi racconti storico-mitologici, exepli notabili che vi faranno stupire. Su esplicita richiesta di Teofilo, l’autore si concentra poi sui modi a far li cani feroci et animosi, cui segue una descrizione relativa a gravidanza e svezzamento dei cuccioli. Non manca l’elogio all’intelligenza e alla memoria dei cani e nemmeno l’indicazione circa i possibili rimedi contro rabbia ed altre possibili malattie.

Sul cavallo

Il tema è affrontato in tre parti, per stessa ammissione dell’autore: “prima dirò de la dignità, poi de amore et fede, tertio de lo intellecto; poi, se a voi parerà, più oltra dirò altre parte”. Gli esempi utilizzati per mostrare queste caratteristiche, estratti in buona parte dal libro VIII della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, si basano principalmente su racconti di personaggi storici (Annibale, Cesare…) e, in alcuni casi, mitologici, come Pegaso e i Centauri. Sfortunatamente, a causa di una parte lacunosa del manoscritto, è giunto fino a noi pochissimo materiale testuale sulla terza parte, quella relativa all’intelletto dei cavalli.

L’interlocutore Teofilo contribuisce alla narrazione sugli equidi aggiungendo l’esempio di un cavallo così bene educato da Borso d’Este che lo si sarebbe detto quasi un domestico; egli fa inoltre richiesta di informazioni di carattere pratico su come scegliere una buona giumenta, sul periodo più indicato per farla concepire, sui segni che permettono di distinguere i migliori puledri (e a che modo li faremo galgiardi) e infine sul modo di nutrirli e allevarli: la trattazione diviene qui più tecnica. Si scopre inoltre il racconto di una mandria di cavalle iberiche che, in un passato non meglio identificato, venivano ingravidate dai venti di nord-ovest; Seguono informazioni sul modo di stabilire l’età dei cavalli e un aneddoto conclusivo sull’ odio et mortale inimicitia dei cavalli verso i cammelli (“gambilli”).

©️B.S.; riproduzione riservata; in copertina foto ©️EqIn

 

 

 

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