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Due chiacchiere con il neodottore Filippo Bologni su “L’equitazione durante il fascismo”

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21 marzo 2017 – #focus



Filippo Marco Bologni si è laureato venerdì 17 marzo all’Università di Bologna (Corso di Laurea in Storia – Scuola di Lettere e Beni Culturali), dopo la discussione dell’elaborato di tesi di laurea (ordinamento triennale degli studi, relatore: prof.ssa Patrizia Dogliani) dal titolo: “L’equitazione durante il fascismo”. Gli abbiamo rivolto qualche domanda in merito a questo lavoro:

Filippo Bologni – Università di Bologna, 17 marzo 2017

[B.S.]: Non stupisce la scelta del tema della tesi, intimamente legato alla tua professione; tuttavia, come motivi la scelta di trattare nel dettaglio proprio questo periodo storico?

[F.B.]: Beh, certo, l’argomento della mia tesi di laurea non poteva non essere connesso alla mia principale passione e professione. Sono partito dalla considerazione che l’interesse per l’equitazione e il cavallo non sia una cosa soltanto mia o di noi addetti al settore, ma che in generale riguardi e possa interessare tutti: non esiste momento in cui questo animale non abbia trovato il suo ruolo nella società umana. In particolare durante il Fascismo addirittura l’equitazione fu elevata, se non a sport nazionale, a sport tra i più diffusi e seguiti, soprattutto grazie all’amore di Benito Mussolini per questa disciplina, e fu fabbrica di personaggi identificabili con l’epiteto di “eroi sportivi”, figure importanti per la campagna politica del regime. Complice anche il fatto che non vi sono molti studi su questo tema in questo particolare periodo storico – o almeno, non c’erano fino a quando mi sono laureato, ecco spiegata la ragione di questa mia scelta.

Filippo Bologni

[B.S.]: In effetti, casualmente proprio durante il periodo di consegna e discussione della tua tesi è stato edito per le edizioni Mimesis di Milano il volume “Gli atleti del Duce. La politica sportiva del fascismo 1919-1939” ad opera del prof. Enrico Landoni

[F.B.] Infatti! Ovviamente sto leggendo il testo, che conferma l’importanza di questo tema.

Mussolini a cavallo nel campo d’equitazione a Villa Torlonia – Reparto Attualità – Scheda fotografica – Istituto Luce – Cinecittà – Senato della Repubblica

[B.S.]: Torniamo alla tua tesi: ci riassumi brevemente per punti il tuo lavoro?

[F.B.]: Nel primo capitolo, “Equitazione”, ho esposto in maniera formale cosa è l’equitazione e quali sono le sue origini, fino ad arrivare alla struttura federale sportiva odierna: ho cercato di tenere bene a mente il fatto che non mi stavo rivolgendo ad esperti del mondo equestre…. Nel secondo capitolo, “Fascismo e Sport, simbiosi perfetta”, ho parlato del connubio tra regime e propaganda sportiva, descrivendo nel dettaglio tutte le associazioni e iniziative esistenti in quel periodo riguardanti il tempo libero. Nel terzo capitolo mi sono soffermato sulla relazione tra Benito Mussolini e l’equitazione, sulle sue abitudini equestri, sulle leggende riguardanti lui a cavallo e su chi lo aiutò ad imparare questa disciplina. Nel quarto capitolo, “Eroe sportivo”, ho presentato in cosa consiste la figura dell’eroe sportivo come punto di riferimento per le masse, e ho fatto un breve accenno ai due più grandi eroi che l’equitazione abbia mai avuto, cresciuti proprio sotto il regime, i fratelli D’Inzeo. Da rilevare che il loro padre, Costante, sottufficiale di cavalleria prestante servizio nel reggimento di cavalleria nella caserma Macao, ogni mattina portava i cavalli a Villa Torlonia dove Mussolini poteva montarli; Costante D’Inzeo, divenne uomo di fiducia di Mussolini per l’ambito “cavalli” e l’incaricato a fondare una scuola di equitazione presso la Farnesina, la scuola del “Foro Mussolini”.

Raimondo D’Inzeo

Nel quinto capitolo ho invece presentato una summa delle regole e della storia del salto ad ostacoli come disciplina sportiva, da un certo momento in poi anche olimpica, nel mondo. Sempre in questo capitolo ho analizzato anche le maggiori manifestazioni di salto ad ostacoli all’epoca fascista, partendo dalle olimpiadi appunto, per passare poi alla prestigiosa cornice dell’internazionale di Piazza di Siena, al concorso di Stresa e infine a quello di San Remo, oltre a dare altre numerose informazioni su altri concorsi ippici svoltisi nel 1931. Nel sesto capitolo mi sono soffermato sulla disciplina del trotto in Italia, amata da Mussolini, ma soprattutto ho fornito informazioni riguardo alla costruzione del “nuovo ippodromo bolognese” del 1932. Infine, nel settimo ed ultimo capitolo, dal titolo: “Giostra del Saracino”, ho trattato un argomento per me nuovo e sconosciuto fino a poco prima dell’inizio di questo mio elaborato: questa manifestazione folcloristica medievale ha infatti ritrovato nel periodo fascista l’apice della sua rinascita.

1935 Cavalieri fascisti

[B.S.]: Concludiamo con l’ovvia domanda circa i progetti riguardanti il tuo futuro di studi: proseguirai con gli studi universitari di livello magistrale?

[F.B.]: E’ purtroppo un po’ presto per dirlo: mi piacerebbe molto, ma prenderò questa decisione più avanti. Mi concedo ora del tempo per capire se gli impegni agonistici mi permetteranno di proseguire gli studi con uguale profitto: fare lo studente lavoratore non è facile, e non è mia intenzione studiare “tanto per”, specie se, come è ovvio, l’ordinamento magistrale richiederà ancora più impegno e presenza. Tuttavia… mai dire mai!



© Barbara Scapolo; riproduzione riservata; foto F. Bologni by Alessandro Benna



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