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Giovanni Gamberini e gli “spunti” di vita vissuta con i cavalli e altri “vecchi saggi”

"Un designer tra i cavalli": un nuovo volume nel catalogo di Equitare 1
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15 ottobre 2020 #focus

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In “Un designer tra i cavalli. Storie da mondi diversi, spunti di vista e punti di svista…” (Equitare Casa Editrice), Giovanni Gamberini racconta in modo scorrevole e coinvolgente storie di vita vissuta a contatto con i cavalli e incontri con “vecchi saggi” che lo fanno riflettere sull’importanza di continuare a chiedersi “come” e “perché” le cose funzionino in quel determinato modo.

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Giovanni Gamberini, designer, scrittore e presidente di Cavalgiocare (associazione che ha per scopo l’educare al fascino del cavallo tramite il gioco e il movimento) ci sprona nel suo ultimo libro a guardare il mondo in modo sempre nuovo, cambiando il nostro punto di osservazione, per creare nuovi progetti, avere una nuova e più completa consapevolezza di sé e svelare antiche verità.

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"Un designer tra i cavalli": un nuovo volume nel catalogo di Equitare

«Ascoltiamo tutti la stessa parola e ognuno vede nella mente cose diverse e anche storie diverse. Quanti tra i giovani conoscono la pianta del peperone e sanno quando si pianta e come e quando si raccoglie? Oppure della sedia su cui sono seduti hanno idea di come si costruisca, con quali materiali è fatta e quale sia la sua vita dopo l’uso? […] Un progetto viene dal passato di chi lo ha immaginato ed è riuscito a vedere un futuro, ma se nel nostro passato di quelle cose c’è poco o solo idee superficiali allora il futuro sarà misero». Ci rivela quanto sia importante il rapporto tra passato presente e futuro «Il passato ci porta quello che ha trovato prima di arrivare da noi. Se diventi capace di sbirciare intorno a te puoi intravedere la polvere e le foglie mosse dal vento del passato e capire da che parte viene il vento e cosa ti porterà».

Come la conoscenza delle cose e degli avvenimenti, è altrettanto importante la conoscenza dell’altro con cui si vuole istaurare un rapporto, sia questo un uomo o un animale, il cavallo in questo caso: «attraverso l’insegnamento equestre – e quindi la relazione con il cavallo – possiamo e dobbiamo educare i nostri allievi alla conoscenza di sé, degli altri e del mondo reale.»

« […] l’ascoltatore negli occhi: “Con i cavalli è così, bisogna saperci fare, chiedere con calma, e tutto diventa facile… fanno loro. Mai picchiare… Si avviliscono”. […] mio padre ripeteva che nel saperci fare c’è da capirsi, avere fiducia nell’altro, darsi il tempo di trovare un’intesa, conoscere le possibilità dell’altro. C’era il corpo che parla, la necessità della calma per ragionare, senza aggredire. C’era che “saperci fare” viene da una vita vissuta insieme».

Gamberini si ritrae come designer anomalo che dà sfogo alla sua creatività, attingendo dalle cose semplici del passato; si mostra riluttante di fronte all’idea di progresso dell’industrializzazione «tutto il percorso produttivo si è allontanato dalla conoscenza comune e nel tempo di due generazioni, verso la fine del secolo passato, la “tecnologia” ha reso inutili, superate e subito dimenticate le loro conoscenze, molte delle quali per millenni erano state fondamentali per la vita. Le tecnologie virtuali degli ultimi decenni hanno messo in moto capacità e abilità sempre più specialistiche e sempre più diffuse, e insieme hanno prodotto una progressiva atrofia di altre abilità e capacità legate alle relazioni fisiche ed emotive: cioè al fare, al valutare, ai sensi e alla vita concreta con gli altri. Si è parlato e si parla ancora di sviluppo e di innovazione. Ma a guardare attentamente, industrializzazione, sviluppo e benessere economico non hanno prodotto un avanzamento diffuso delle abilità umane: non si è imparato tutti un poco di più di quello che sapevano i nostri vecchi, piuttosto ci siamo dimenticati di quello che si sapeva fare». Negli anni settanta «Erano poche le cose che si potevano avere comprandole già fatte: molti degli oggetti erano il risultato di un accordo, andavano concepiti insieme, cliente e produttore trovavano l’intesa e con calma nasceva l’oggetto – un mobile, un abito, una torta, le scarpe.»

Interessante anche l’auspicio quale fil rouge dell’opera: l’autore auspica infatti «un progetto di futuro in cui competenze pratiche e abilità relazionali, rare ma ancora presenti, si possano congiungere con le nuove conoscenze tecniche per creare modelli di comportamento adeguati alla grande sfida che tutti abbiamo davanti».

© S. Scatolini Modigliani – riproduzione riservata;

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