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Il cavallo nelle favole di Esopo

Il cavallo nelle favole di Esopo
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13 marzo 2020 #focus

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Un vecchio cavallo fu venduto per girare la macina. «Dopo tante gloriose corse» gemette quando fu attaccato al mulino «a che razza di giri mi sono ridotto!» Non bisogna inorgoglirsi troppo dalla forza che deriva dalla giovinezza o dalla fama: per molti infatti la vecchiaia si consuma tra penose fatiche.

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Esopo 138 (trad. C. Benedetti)

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Esempio di vanità e di caduca fierezza. Così prende forma il cavallo in una delle favole allegoriche di Esopo, autore greco conosciuto per le sue brevi narrazioni a sfondo morale, spesso terminanti con il ricorrente motto o mythos deoli oti, “il mito insegna che…”.

Dell’autore non sappiamo molto, forse mai esistito come Omero, forse uno schiavo greco proveniente dall’Asia Minore, odierna Turchia, ma già famoso nel V sec. a. C. per la sua raccolta di favole. Tra i numerosi racconti, celebre tra tutti “la volpe e l’uva acerba”, ed insieme ad altri quadretti di bucolici, nei quali gli animali presentano vizi e virtù tipicamente umani, compare anche il cavallo. Esso per ben sette volte rappresenta uno degli attori principali. Nei raccontini gli vengono attribuite caratteristiche peculiari, tanto da poterne delineare una vera e propria “personalità”. Ciò dimostra ancora una volta la conoscenza e l’elevato spirito d’osservazione dei Greci per i comportamenti di questo maestoso animale.

Esopo narra in “Il cavallo, il bue, il cane e l’uomo” come in principio l’uomo avesse una vita breve. Egli tuttavia con l’ingegno si costruì un riparo e lo offrì durante l’inverno a questi animali, chiedendo in cambio alcuni anni della loro vita. Le bestie accettarono e da quel momento l’uomo visse più a lungo ma con diverse stagioni della vita: da giovane buono ed integro nel lasso di tempo concesso per natura dagli dei, negli anni presi al cavallo sarebbe diventato vanitoso e superbo, negli anni del bue autorevole, da anziano irritabile e abbaiante. Al cavallo appartiene quindi l’alterigia, alla quale tuttavia non è corrisposta l’ignoranza, come spesso accade. La consapevolezza del proprio valore compare infatti nel brevissimo quadretto di una scuderia dell’antica Grecia: un malfidato stalliere, rubava e vendeva l’orzo destinato al cavallo.

Quest’ultimo, accortosene, malgrado il primo lo strigliasse per sviarne l’attenzione, gli disse che con il suo comportamento contraddittorio non lo avrebbe reso un bel destriero. L’ingenuo è proprio colui che si lascia abbindolare, facendosi sottrarre i beni necessari, e il cavallo non lo era. Tuttavia non gli viene attribuita un’intelligenza lungimirante, soprattutto quando cade vittima della sua stessa fierezza. Questa si manifesta in “il cavallo e l’asino”, allorquando il destriero venne pregato dall’asino di farsi carico di parte della sua soma durante un viaggio. Conscio della sua posizione di privilegio il cavallo non ascoltò, di lì a poco il povero asino morì sotto il peso del carico. Da quel momento il padrone gli fece trasportare le merci e la pelle dell’asino. Così non gli rimase che il rimpianto per un aiuto negato al compare sfortunato.

Possente, consapevole, quindi altezzoso, intelligente, ma infine vittima di sé stesso. Un ritratto del cavallo a tratti negativo e amaro, ma funzionale all’insegnamento morale delle favole.

Nel seguire le “orme” lasciate dai cavalli negli autori antichi, abbiamo avuto modo di scoprire quanto questo animale fosse profondamente radicato nella cultura greca, tanto da ricevere ampio spazio nei trattati e nelle narrazioni storiche. Il racconto favolistico non poteva perciò essere da meno ed anche in questo caso l’autore si dimostra conoscitore non solo dell’indole del cavallo, ma anche di quella dell’uomo, entrato in tale simbiosi con questo, da assumerne spesso i caratteri. Esopo appare conscio della profondità di tale rapporto, tanto da schizzarne un’interessante genesi in “Il cinghiale, il cavallo e il cacciatore”, ma questa favola la lasciamo alla vostra lettura…

©️ Antonio Sforacchi; riproduzione riservata;

Consiglio di lettura:

Esopo. Favole, introduzione di A. La Penna, a cura di C. Benedetti, Oscar Mondadori, Milano 2007.

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