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Istruttori e compravendite | Il Moralizzatore Equestre

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14 ottobre 2017 | Il Moralizzatore Equestre

Partiamo dalla pagina Facebook “UCIF, Un cavallo in famiglia”.

Non so se sia un caso di nota “coda di paglia”, ma lì nessuno ha capito che nel mio articolo sulla scelta del cavallo giusto (clicca qui) si parlava di tutto tranne che di istruttori, sole, truffe, stecche e via dicendo. Si parlava di formazione, di autocritica, di crescita personale, di maturazione equestre e personale. Ma va beh. Sembra che tutto quello che va storto sia sempre colpa di qualcun altro. Invece, quando si parla di compravendita, ha un impatto enorme la parte emotiva del compratore. Perché ci sono le aspettative e i sogni di gloria – e lo speaker di Aachen che annuncia il tuo nome e zero veloce, con tutti in piedi come ai mondiali dell’82. Per questo non si compra MAI in scuderia. Perché i cavalli sono di carne ed ossa e non hanno in sé il miraggio di poter fare cose straordinarie. Per la contorta mente umana, meglio un cavallo mai visto (che potrebbe anche essere un bastardo di prima categoria) che uno che si conosce essere bravo, buono e bello. Ed ecco il problemone: se nell’acquisto del cavallo io riverso tutte le mie ambizioni, cado in un enorme errore: non è il cavallo che ti fa raggiungere gli obiettivi, ma è il lavoro che farai su di te e sul cavallo. Per quanto tu possa acquistare un elicottero super collaudato (e magari lo vuoi anche facile, giovane, sano e che costi 10.000 euro eh, birbantello), non è mai detto che ti basterà a raggiungere un certo risultato, specie se non hai preso in considerazione con obiettività tutti gli altri fattori in gioco, ivi comprese le abilità del pilota.

Ecco, il mio articolo suggeriva tutto ciò, ma non è stato capito. Si è arrivati a parlare della compravendita e degli istruttori ladri. E va bene, per carità, è vero. Ci sono un sacco di istruttori che fanno la stecca sulle compravendite. Qualcuno (e potrei fare tranquillamente i nomi) chiede il 10% alla luce del sole. Ed è solo giusto. Perché? Ve lo spiego, ippogenitori. Perché io istruttore metto la mia professionalità al vostro servizio. Alzo il telefono, faccio 500 km per provare cavalli, porto voi e i vostri figli in giro finché non individuo quello che – secondo me – è il cavallo giusto. E già qui mi son fatto un discreto culo. Ma lo sbattimento non finisce qui. Anzi, il grosso inizia qui. Perché io (davanti ai vostri sogni, alle vostre aspettative, alle vostre spesso esagerate ambizioni) mi prendo la responsabilità di dire che questo cavallo va bene. Mi prendo la responsabilità di averlo in scuderia e di farvi lavorare insieme tutti i giorni. Di farvi migliorare, progredire, cadere, rialzare, vincere e perdere. La responsabilità di far funzionare il binomio. Questa responsabilità qui si paga: converrete con me che è sacrosanto. Diverso il caso dell’istruttore che vi triplica il prezzo. Ma attenzione: siete sicuri che i soldi vadano tutti nelle sue tasche? Sappiate che spesso in una vendita ci sono in mezzo 3, 4 persone. L’istruttore. L’altro istruttore che ha segnalato il cavallo e l’ha accompagnato alla prova. Il cavaliere che ha portato avanti il cavallo. E il proprietario/venditore. E certo che 10% qui e 10% là, arriviamo a gonfiare il prezzo in maniera importante. Ma effettivamente tutti hanno svolto la loro prestazione, che va remunerata. Perché il prezzo del cavallo non è solo quello all’origine, ma deve comprendere anche una fetta per tutti coloro che si sono spesi per la vendita e che ci hanno lavorato. In genere, però, questo è il caso dei cavalli un po’ importanti, non certo dei brevetti o dei cavallini da primo grado, almeno che tu non sia la Onassis. Se invece non siete ricchi ereditieri e cercate un cavallo normale (e quindi non ci sono 200 intermediari da pagare) e scoprite che il cavallo che avete pagato 20.000 euro ne costava 10, beh, ragazzi, avete a che fare con un lestofante. Ce ne sono in tutti i campi, equitazione compresa. Ma guardate che non è una tragedia neanche questa, perché alla fine – se davvero vi ha trovato il cavallo giusto, con cui vi trovate bene, che vi piace, che funziona – sono comunque soldi ben spesi. Se invece vi ha rifilato pure un brocco malefico, avete tutte le ragioni di incazzarvi. Ma la frittata è fatta, per stavolta. L’unica cosa che potete fare a questo punto è approfittarne. Tolti i casi in cui il cavallo è un catorcio zoppo e bolso (e allora, se non avete fatto la visita, anche voi siete un po’ dei gaglioffi), potete trasformare questa sfiga in qualcosa di buono. Come? E’ stato l’istruttore a proporvi e a scegliere il cavallo. Pretendete che lo monti. Pretendete che vi segua fino allo sfinimento. Pretendete che vi insegni, che insegni al cavallo. Pretendete, pretendete, perché il lavoro dell’istruttore è quello, migliorare il binomio. E’ una responsabilità dell’istruttore (pagata profumatamente) quella di farvi funzionare insieme. Sarà difficile, sarà una merda, passerete dei momenti in cui vi sentirete malissimo ma sapete una cosa? La strada per diventare cavalieri è questa. Non è fare zero facile con un cavallo automatico. E’ essere in grado di migliorare un cavallo difficile. Ricordatevi che cosa diceva De André: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

© Il Moralizzatore Equestre / Equestrian Insights – riproduzione riservata; illustrazione di copertina ©EqIn

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