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La sindrome di Cushing nel cavallo: identificazione e cure

La sindrome di Cushing nel cavallo: identificazione e cure

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06 giugno 2019 #focus

La malattia o sindrome di Cushing (detta anche PPID – Pituitary Pars Intermedia Dysfunction, nota anche come ipercortisolismo) prende il nome dal chirurgo che per primo la identificò, ovverosia lo statunitense Harvey Williams Cushing (1869-1939). Riscontrabile anche nell’uomo, è uno dei più comuni disturbi endocrini (ormonali) di cavalli e pony, presente soprattutto nei soggetti più anziani (dai 15 anni in su): esso deriva infatti da un’iperattività della pars intermedia dell’ipofisi, l’importantissima ghiandola endocrina situata alla base del cranio, sotto l’encefalo, che Cushing giustamente paragonava al «direttore d’orchestra del concerto ormonale», dato che questa ghiandola regola moltissime funzioni indispensabili dell’organismo.


L’ipofisi, oltre a produrre TSH, o ormone tireotropo, FSH e LH, ormoni follicolo stimolante e luteinizzante, produce anche l’ormone adenocorticotropo o ACTH, che a sua volta stimola le ghiandole surrenali a produrre e rilasciare cortisolo, ossia un altro ormone che prende parte al metabolismo delle proteine, dei lipidi e dei carboidrati, che influenza la concentrazione di glucosio nel sangue, aiuta a mantenere costante la pressione arteriosa, ha una funzione regolatoria sul sistema immunitario. L’alterazione nella produzione cronica, in eccesso, di ACTH, dà il via alla sindrome di Cushing. Se diagnosticata in ritardo o non adeguatamente trattata, questa patologia determina pesanti ricadute sulla qualità della vita del cavallo e, nei casi più gravi, può portare anche alla sua morte.

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Quali sono i sintomi della sindrome di Cushing nel cavallo:

L’elenco dei sintomi più diffusi è piuttosto lungo:

• cambiamenti del mantello: irsutismo (pelo lungo, spesso arricciantesi, che non si stacca o cade in maniera non uniforme e non segue le normali mute stagionali: è il sintomo più evidente della patologia);
• laminite cronica (a volte può essere l’unico sintomo presente);
• infezioni ricorrenti, dovute ad un malfunzionamento del sistema immunitario (specialmente ascessi soleari, sinusiti, infezioni che coinvolgono la bocca e i denti);
• pigrizia, letargia, cambiamenti nel comportamento;
• diminuzione delle performance, riluttanza al lavoro, in generale scarsa collaborazione;
• eccessiva sete e aumento della minzione (il cavallo bagna molto il box);
• cambiamenti del profilo corporeo: redistribuzione del grasso corporeo e cambio dell’aspetto (in particolare, dimagramento e perdita di muscolatura);
• eccessiva sudorazione;
• problemi neurologici.

Come si diagnostica la malattia:

Il livello di base dell’ormone ACTH nel sangue (più specificamente, nel plasma) viene utilizzato per diagnosticare questa patologia. Il prelievo viene eseguito per la misurazione del livello di cortisolo (Test di soppressione col desametasone), anche se spesso un unico test non genera risultati definitivi. Infatti in alcuni casi, con un solo esame si possono riscontrare alterazioni di parametri indicativi della malattia; in altri casi ci si deve invece avvalere ripetutamente di più test combinati tra loro (dopo la somministrazione di particolari farmaci) per arrivare ad avere una conferma. Infine, si deve considerare anche il fatto che esistono normali variazioni stagionali nell’attività dell’ipofisi che possono portare a risultati falsati dei test e/o che rendono i dati raccolti più difficili da interpretare. Da considerare, inoltre, che alcuni cavalli con la sindrome di Cushing – non tutti – possono essere anche resistenti all’insulina. Il vostro veterinario vi proporrà l’iter che è più adeguato per il vostro cavallo, in base al periodo dell’anno (recenti studi suggeriscono che i falsi positivi possono essere ottenuti soprattutto in autunno, quando il loro organismo viene attivato per prepararsi all’inverno). Una volta determinata con precisione la patologia, è comunque consigliabile far eseguire regolarmente periodici esami del sangue per valutare lo stato generale di salute e per verificare l’efficacia della terapia.

Come si cura la sindrome di Cushing:

Se diagnosticata in una fase non troppo avanzata, è possibile somministrare al cavallo un trattamento farmacologico adeguato e quindi controllare la patologia. I primi miglioramenti sono visibili sin dall’inizio del trattamento; 8 cavalli su 9 manifestano notevoli miglioramenti clinici in soli 14-30 giorni. In caso di patologia avanzata è necessario attendere dalla 6 alle 12 settimane. Attenzione però: la cura dovrà protrarsi per tutta la vita dell’equide, la sospensione della terapia porterebbe infatti al ripresentarsi dei sintomi, in quanto i farmaci non fanno guarire il cavallo, ma semplicemente contrastano ed arginano gli effetti della sindrome. Il farmaco primariamente usato per trattare la sindrome di Cushing è a base di Pergolide, efficace nella riduzione della produzione dell’ormone ACTH.

E’ auspicabile inoltre che vengano adottate delle prassi atte ad aiutare il cavallo che soffre di questa alterazione ormonale: tosare l’animale, specie d’estate, se non riesce a realizzare da solo la muta completa; studiare con il vostro veterinario una dieta specifica; prestare particolare attenzione ai piedi, con pareggi e ferrature regolari; far controllare la bocca del cavallo dal veterinario/dentista.

© Redaz.; riproduzione riservata; fonti principali: American Association of Equine Practitioners; horsetalk.co.nz; foto in copertina cavallo con la sindrome di Cushing © thehorse.com

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