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L’abuso più grave – Confessioni di un cavaliere fallito

L’abuso più grave – Confessioni di un cavaliere fallito
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05 luglio 2020

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Secondo diversi modelli psicologici, che hanno lo scopo di descrivere il funzionamento psico-fisico degli esseri umani, al nostro interno siamo tutti abitati da diverse parti. Scopo principale del lavoro su di sé, in accordo con questi modelli, è quello dell’integrità, ossia giungere infine a diventare “uno solo”: ciò che dobbiamo fare è far convergere verso l’alto, verso ciò che da molte tradizioni viene chiamata anima, tutte le parti da cui interiormente siamo composti.

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Il primo passo è quindi quello di imparare a riconoscere, e ad ascoltare , tutte le diverse voci, le istanze e le ragioni delle nostre parti interiori, pur sapendo che si tratta di parti “piccole”: bambini, il più delle volte feriti, che cercano disperatamente di attirare l’attenzione del loro genitore adulto. Tuttavia, ciò a cui bisogna prestare molta attenzione è non identificarsi con una sola di queste parti “piccole”, non lasciare che prenda il governo di noi stessi e guidi la nostra vita. E questo per una ragione del tutto ovvia, che si spiega bene rispondendo a una semplice domanda: eleggereste mai a capo del Governo di una nazione un bambino arrabbiato?

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Ecco, dopo questa premessa, oggi voglio farvi conoscere una mia parte molto, molto arrabbiata. È tornata a farsi sentire recentemente, in seguito al caso di Andrew Kocher, cavaliere statunitense accusato di aver utilizzato speroni elettrificati durante un concorso di salto ostacoli (clicca qui per leggere l’articolo).

La cosa che più di tutte ha fatto arrabbiare questa parte non è stato il fatto riportato nell’articolo, ma leggere ed ascoltare la maggior parte dei commenti fatti in seguito da cavalieri, istruttori e addetti ai lavori in genere. Ora do la parola direttamente a questa mia parte, prendendo spunto da alcuni passaggi di uno “sfogo” che una cara amica ha avuto la pazienza di ascoltare qualche giorno fa.

Leggendo l’articolo 142 delle FEI General Regulations mi viene solo da ridere. Forse rido per non piangere. Tu mi conosci bene, sai che persona sono e sai la mia storia. Sai bene che nella mia carriera di cavaliere ho sempre cercato di imparare un’equitazione che fosse compatibile con il benessere dei cavalli. E per questo mi sono impegnato con tutte le mie forze per poter imparare dai migliori, coloro i quali per me erano dei veri e propri “miti”, cavalieri che mettono il benessere dei cavalli al primo posto, e che su questa filosofia hanno basato tutta la loro identità.

Per conto mio, le reazioni alla notizia dell’inchiesta su Kocher sono l’emblema dell’ipocrisia di questo sport. Veramente, tutto ciò mi fa ribrezzo. Bada bene, non sto dicendo che Kocher, che nemmeno conosco, sia in alcun modo da giustificare. Se ha fatto ciò di cui è accusato è da condannare duramente. Ma, per favore, io ho visto con i miei occhi cavalieri che pur professano l’equitazione naturale e si mostrano al mondo come dei guru, fare dei buchi con gli speroni profondi due centimetri nei fianchi sanguinanti del cavallo senza fare una piega. Anzi, ridendo di quanto quel cavallo fosse stupido a non capire che doveva solo avanzare. O sedere i cavalli per terra tirando talmente forte sull’imboccatura che sentivo io dolore per loro.

Veramente… di cosa stiamo parlando? L’articolo 142 della FEI è semplicemente ridicolo, un insulto all’intelligenza di chiunque abbia ancora un briciolo di onestà. Vai a vedere qualunque campo prova di una gara ufficiale di qualunque livello, e guarda bene i cavalli negli occhi. Poi dimmi quanti dei casi di “abuso” elencati come esempio in quel vergognoso articolo non vedi dopo dieci minuti.

“Con abuso si intende un’azione o omissione che provochi – o è probabile che provochi – dolore o metta a disagio il cavallo…”. Ma per favore! Se si dovesse seguire alla lettera questa definizione dubito fortemente che si salverebbe qualcosa di quella che oggi è diventata l’equitazione sportiva.

Poi, che servirsi degli speroni elettrici in gara non sia cosa da fare, perché altrimenti non sei uno furbo – cosa che ho sentito dire da molti in questi giorni – è proprio vero. Ci sono tantissimi altri modi in cui puoi maltrattare un cavallo, formalmente vietati da un regolamento inutile e vigliacco, ma socialmente accettati… chissà poi perché?! Ah, per la cronaca, il dolore che un cavallo può sentire dalla corrente che passa attraverso gli speroni in questione, che è di intensità piuttosto limitata (si, li conosco…), è senza alcun dubbio inferiore a quello provocato dalla maggior parte dei chiudibocca – strettissimi – che si vedono oggi in giro per i campi gara.

Tengo a precisare che non sto dicendo di essere estraneo a tutto questo. Anzi. Leggendo l’articolo 142, tranne un paio di punti, non mi sono fatto mancare niente. Molte volte mi sono trovato a vantarmi con i miei colleghi cavalieri professionisti di essere riuscito a rendere “rispettoso” un cavallo che prima non lo era o aver risolto delle difese con il corretto uso delle pressioni. Sai cosa significa? Significa semplicemente saper menare un cavallo in modo efficace, cioè alla fine il cavallo “si convince” che è meglio fare come il cavaliere vuole che faccia… che grande conquista! Finché va tutto bene siamo tutti santi. Il problema è cosa succede quando le cose non vanno come vogliamo noi, quando i cavalli comunque non soddisfano le aspettative di cavalieri o proprietari… è li che si incomincia a vederne di ogni.

Lasciatelo dire da uno che lo ha frequentato per tanti anni: quello dei concorsi di salto ostacoli – ma credo di poter dire dell’agonismo equestre in generale – soprattutto se si alza il livello, è un mondo che fa schifo. Tutto finto, per davvero. Poi se non vogliamo dirlo perché dobbiamo fare finta che alcune cose non accadano, perché al nostro ego conviene così, questo è un altro discorso.

L’abuso più grave, che viene commesso ogni giorno e verso il quale tutti siamo conniventi, è quello nei confronti della nostra onestà intellettuale. E a farne le spese, ancora una volta, sono i cavalli.

Vi ringrazio per aver avuto la pazienza di leggere lo sfogo di questa mia parte piccola ferita e arrabbiata, che non può far altro che vedere tutto (e solo il) nero, ma ha il coraggio di ammettere queste brutture con fin troppa onestà. Lascio a voi decidere se valga la pena salvare qualcosa di ciò che ha detto. Io farò altrettanto, tenendo bene a mente ciò di cui ho parlato in apertura: ascolterò ciò che questa parte ha da dire, senza lasciare che prenda il governo di me.

© Pietro Borgia; riproduzione riservata; in copertina: un esempio di sofferenza per l’imboccatura © A. Benna / EqIn

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