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Il/un famoso capro espiatorio equestre – Confessioni di un cavaliere fallito

Il/un famoso capro espiatorio equestre - Confessioni di un cavaliere fallito
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04 gennaio 2022 #nonètutt’oro

Lo scopo di chi dà notizie, aggiorna, segue alcuni casi è sempre e solo uno: arrivare ad un quid, grazie anche alle critiche costruttive. Torna ad uopo per noi Pietro Borgia, per la sua rubrica d’opinione critica e sagace. Lo ringraziamo!

Cari amici, dopo più di un anno di silenzio torno a scrivere su questa mia rubrica, sollecitato da un articolo pubblicato qualche giorno fa su questa stessa testata dal titolo: “Ludger Beerbaum: ‘Voglio un’assoluzione completa’” clicca qui. Nel suddetto articolo, a firma L. Ruffino, si analizzano brevemente alcune recenti dichiarazioni rilasciate dal campione tedesco alla connazionale rivista Spiegel Sport. Ricordo che Beerbaum si trova in questo momento sotto indagine disciplinare da parte della Federazione Tedesca per le ormai famose immagini/video che lo hanno ritratto in sella durante un allenamento, mentre un assistente a terra colpisce ripetutamente le gambe del suo cavallo con un’asta. La procura tedesca ha archiviato l’indagine penale subito dopo la trasmissione degli atti, non trovando penalmente rilevanti i comportamenti messi in atto.

Ciò che ha suscitato il mio interesse è stato in particolare questo passaggio dell’articolo di Ruffino, che debitamente aggiorna i lettori sullo status quo della vicenda, sulla base delle fonti ufficiali reperite in merito:

“Il cavaliere (Beerbaum) ha poi continuato l’intervista affermando che l’equitazione, soprattutto quella fatta ai massimi livelli, deve essere usata come esempio e spiegata al pubblico per evitare possibili polemiche, compresi i metodi di addestramento usati, consentiti dal regolamento internazionale. L’equitazione è e rimane eticamente giustificabile per Beerbaum: “I cavalli hanno lavorato da sempre a fianco dell’uomo, lo sport è ciò che rimane di questa storia lunga millenni. L’allevamento moderno ha prodotto generazioni di cavalli sportivi che non desiderano rimanere a paddock. Questi cavalli moderni vogliono muoversi, essere addestrati e anche saltare”.

Permettetemi di fare alcune considerazioni.

Intanto trovo che questo modo (per la verità estremamente diffuso) di affrontare il “problema equitazione” – se ammettiamo che di problema si tratta – abbia radici puramente antropocentriche. La frase “I cavalli hanno lavorato da sempre a fianco dell’uomo”, dovrebbe più giustamente, a mio avviso, essere sostituita da una cosa del tipo: “L’uomo ha da sempre utilizzato i cavalli per soddisfare i propri interessi”. Culturalmente il cavallo viene considerato come un animale nobile, certo, ma pur sempre inferiore all’uomo. La sua esistenza ha perciò senso solo nella misura in cui è strumentale a soddisfare gli interessi umani. È all’interno di questa cornice che solitamente ha luogo qualsiasi dibattito in merito all’equitazione, specialmente sui temi del cosiddetto benessere animale.

Ma continuiamo ad analizzare le parole di Beerbaum. Il fatto che alcune pratiche siano permesse dal regolamento tedesco non può essere considerato un valido fondamento giustificativo della loro eticità, se consideriamo la definizione in senso stretto di “etica” che fornisce, solo banalmente, la Treccani: “l’etica è quel ramo della filosofia che si occupa più specificamente della sfera delle azioni buone o cattive e non già di quelle giuridicamente permesse o proibite”. Quindi, per poter considerare una azione “buona” piuttosto che “cattiva”, nessun regolamento può esserci d’aiuto. Tanto più se si tratta di un regolamento, come quello tedesco, che ha la raffinatezza di discernere tra Touchieren (tocco leggero) e Barren (sbarramento), ove solo il secondo è proibito, mentre il primo è permesso in quanto “d’ausilio alla formazione dei cavalli”, specifica che Equestrian Insights aveva già portato in precedenza, nel merito dell’ affaire Beerbaum.

Ora, non che il proibire tout court qualsiasi forma di sbarramento, come fa il regolamento italiano, serva in qualche modo a risolvere il problema. Come ho già avuto modo di dire nei miei precedenti articoli, trovo estremamente ipocrita qualsiasi regolamento che censuri e condanni moralmente certe azioni, quando è noto che esse, nella prassi, vengono attuate dalla stragrande maggioranza dei cavalieri che mirano all’agonismo, anche di bassa lega. Tutto ciò, ad ogni livello, altro non è che un grave tradimento nei confronti dei cavalli da parte di chi pretenderebbe di farsi garante della loro salute, non meno che un insopportabile insulto all’intelligenza di chiunque si consideri un essere umano. Senza contare il fatto che le azioni proibite sono una pagliuzza, paragonata all’enorme trave che consiste di tutte quelle pratiche che (non solo non sono proibite dal regolamento) costituiscono proprio il fondamento di questo sport. Le norme tedesche per il caso in questione, se non altro, sono un pochino (ma solo un pochino) più oneste nell’ammettere che, per poter sopravvivere in un sistema frenetico, basato in larga misura sulle gare e il denaro, certe cose bisogna farle… sic est.

Ciò che il cavaliere tedesco Beerbaum mi sembra proporre come soluzione per evitare possibili polemiche, è di “spiegare” al pubblico i metodi di addestramento usati nell’equitazione di alto livello. Ora, non so a voi, ma a me quello “spiegare” suona più come un “giustificare”, appunto, nel senso di “convincere” il pubblico che le immagini che hanno visto – e che lo stesso Beerbaum riconosce “siano toccanti, in particolar modo per le persone che non appartengono al mondo dell’equitazione” – siano tali solo perché voi non ci capite niente in quanto siete degli outisder rispetto ai professionisti, che in realtà non fanno nulla di “male”.

A questo punto, mi sorge spontanea una domanda: come mai le immagini in discussione risultano toccanti soprattutto per chi non conosce l‘equitazione? Una risposta possibile potrebbe essere: perché costoro, i “non addetti ai lavori”, hanno uno sguardo più “vergine”, per così dire. Essi, cioè, non hanno subito quella ”educazione” necessaria a chi voglia praticare lo sport dell’equitazione, specialmente ad alto livello. Mi riferisco all’assimilazione delle risposte con cui, fin dalle prime esperienze – soprattutto alle candide, legittime obiezioni dei bambini – vengono giustificate tutta una serie di pratiche che, al neofita, appaiono quantomeno dubbie. “Ma non gli fa male?”. Chi vuole praticare l’equitazione, impara presto che questa è una domanda da non porsi. Oppure, se la ponga pure..

Quanto poi all’affermazione di Beerbaum secondo cui i “cavalli moderni vogliono muoversi, essere addestrati e anche saltare”, ho espresso approfonditamente ciò che penso a riguardo nel mio ultimo articolo dal titolo “Cavalli che vogliono vincere” (clicca qui). Rimandando all’articolo per chiunque voglia approfondire l’argomento, mi limito qui a dire che questo genere di lettura è conseguenza di un punto di vista puramente “umano”, che tende a proiettare le proprie categorie interpretative della realtà su tutti gli altri esseri viventi.

Concludo questo mio intervento dicendo che, se da un lato le parole del campione tedesco per discolparsi dalle accuse che gli sono state rivolte non mi convincono per niente, dall’altro un’eventuale condanna di Beerbaum sarebbe per me l’apoteosi dell’ipocrisia. Il solo motivo per cui è stato alzato tutto questo polverone è che qualcuno si è preso la briga di filmare e pubblicare un allenamento “in casa” del tutto “normale” per un atleta di questo livello. Davanti a queste immagini, la preoccupazione della federazione tedesca mi sembra più che altro quella di salvare la faccia di uno sport che sta diventando sempre più difficile da giustificare agli occhi dell’opinione pubblica. Vedremo se per farlo saranno disposti ad immolare un “gigante” come Ludger Beerbaum, trasformandolo, di fatto, in un moderno “capro espiatorio equestre”.

(04 gennaio 2023) © P. Borgia – riproduzione riservata; foto: © EqIn

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