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Come fanno i cavalli – Un cavaliere fallito si confronta

Come fanno i cavalli - un cavaliere fallito si confronta
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29 ottobre 2020 #nonètuttoro

Come fanno i cavalli – Interviste di un cavaliere fallito

Cari amici, sono tornato a scrivere dopo una lunga pausa , durante la quale non ho dimenticato i nostri dialoghi, e ho avuto modo di riflettere molto e di parlare con diverse persone…
Per questo voglio inaugurare oggi una nuova sezione della mia rubrica “Non è tutt’oro…”. Dopo le confessioni, il cavaliere fallito vi propone un’intervista sulla quale riflettere; spero che, se anche questo argomento vi interesserà, vi sarà modo di procedere coinvolgendo più soggetti, su diversi aspetti. Inizio riportandovi un estratto dalle lunghe e proficue chiacchierate che in questo periodo ho avuto con Angela, istruttrice di terzo livello e amazzone di II grado, che ha una visione per me particolarmente affascinante dell’equitazione. Resto ovviamente a disposizione (e-mail: clicca qui) per tutti coloro che volessero liberamente interfacciarsi con me, “a piede libero”! A fronte di contenuti importanti per questa mia rubrica, li divulgheremo.

P: Angela, che cos’è per te l’equitazione?

A: Per me l’equitazione è instaurare una relazione con un cavallo e fare un pezzo di strada insieme a lui, breve o lungo che sia.

P: Come istruttrice e amazzone tu hai avuto modo di frequentare e conoscere a fondo il mondo dei concorsi di salto ostacoli. Pensi che sia un contesto adeguato per instaurare la relazione di cui parli? Più in generale, qual è a tuo giudizio il contesto migliore per fare ciò?

A: Il contesto migliore è sempre legato a chi ti insegna. Per poter imparare a relazionarsi con un cavallo, tutti hanno bisogno di  un istruttore: è fondamentale. E il concorso, a mio modo di vedere, è solo una verifica del lavoro svolto a casa da cavallo, cavaliere e istruttore. Raramente la gara può rappresentare, di per sé, un lavoro, soprattutto a livello amatoriale. Certo, un cavaliere professionista in alcuni casi ha la possibilità di lavorare, perché monta più cavalli, e ha in mente un percorso prettamente agonistico. Per cui usa le gare per formare il suo cavallo e se stesso. Invece un amatore si deve necessariamente formare a casa, proprio perché deve costruire le basi della sua equitazione. In sostanza quindi, a mio avviso la cosa migliore che possiamo fare, se abbiamo deciso di percorrere un pezzo di strada insieme a un cavallo, è scegliere un buon istruttore.

P: Che caratteristiche deve avere per te un buon istruttore?

A: Deve mettere al centro il benessere e la crescita del cavallo e del suo cavaliere, insegnando al cavaliere a diventare un addestratore, ciascuno per il suo livello. Per esempio, può essere che un bambino che sta imparando a battere la sella sia addestratore del suo pony nella minima conduzione. Però a mio avviso è fondamentale che questo concetto sia introdotto da subito. Questo perché nell’addestramento c’è una relazione: c’è una richiesta e un ascolto della risposta. Non c’è un’imposizione, o quanto meno è molto limitata.

P: In questo processo di addestramento, quanto secondo te la volontà del cavallo può essere presa davvero in considerazione?

A: Io penso parecchio, a condizione che il cavaliere riesca a stare nel suo compito, che è quello di anima del cavallo. Io la vedo così: è un po’ come se il cavallo fosse il corpo e il cavaliere fosse la sua anima. Il cavallo rende visibile il pensiero del cavaliere, e lo fa in maniera partecipata. Ogni cavallo ha il suo modo di porre in essere quelle che sono le richieste del cavaliere. E quel suo modo va totalmente e assolutamente, non solo rispettato, ma incentivato. Cioè, il cavallo deve sapere che per il cavaliere è interessante conoscere qual è il suo modo di eseguire le richieste che gli vengono fatte. Perché altrimenti è impossibile che un cavallo diventi sportivo. Un cavallo può diventare sportivo solo nel momento in cui partecipa a quello che sta facendo, gli interessa, e lo vuole fare per il suo cavaliere.
Sempre rimanendo nella metafora, ci possono essere dei momenti in cui l’anima e il corpo non sono in armonia. Allora bisogna interrogarsi sul perché questo accade. E bisogna capire come rimettere la situazione in equilibrio. Io sono convinta che sia un meccanismo autoalimentante: se l’anima chiede col giusto scopo, nel giusto modo, il corpo ha voglia di fare. E allo stesso tempo, il fatto che il corpo abbia voglia nutre l’anima. Io parlo della mia esperienza, che è un’esperienza amatoriale: come ho già detto, per me non c’è nessun altro motivo per cui fare lo sport, se non misurarsi con se stessi e incrementare la relazione con il proprio cavallo. Cavalli in concorso ne avrò montati una decina, ma con tutti è successo quello che ho descritto poco fa. Ho avuto un cavallo che mi ha fatto da maestro, ma poi anche con tutti gli altri questa cosa è avvenuta. Perché, in questo modo, i cavalli hanno voglia di mettersi in gioco per noi.

P: Come fai a esserne sicura?

A: Perché è una cosa che sento. Per me è come parlare con una persona e sentire che con lei c’è una buona sintonia, che è felice di starmi ad ascoltare. Viceversa, quando parlo con una persona che sta pensando ad altro, in quel momento non riesco a catturare la sua attenzione, a instaurare una buona comunicazione con lei. Il segreto allora è imparare ad ascoltare con attenzione, per capire qual è  il modo di prendere le varie persone; così facendo, avranno sempre voglia a un certo punto di darti la loro attenzione. La stessa cosa vale per la relazione con i cavalli, perché l’interazione, la comunicazione, è propria della vita.

P: Ora facciamo un gioco. Ti consegno una bacchetta magica, con cui hai la possibilità di fare ciò che vuoi.

A: Con la mia bacchetta magica vorrei rendermi più capace di affrontare le sfide che la vita mi propone. Questo perché sono fermamente convinta del fatto che gli esseri umani, così come anche i cavalli, scelgano la loro strada. Questo modo di pensare potrà apparire strano, e forse anche un po’ surreale, soprattutto quando si entra in contatto con situazioni di estrema sofferenza che coinvolgono persone e animali. Però io ne sono sicura: ognuno è qua con dei compiti precisi. Ad esempio, io so che uno dei miei compiti è quello di cercare di rendere migliore, per quanto mi è possibile, la vita dei cavalli e delle persone che incontro. Questo non significa evitare di farli passare attraverso dei cambiamenti che possono essere anche dolorosi. Significa invece accompagnarli in questo processo con grande dedizione e amore.

P: In base alle esperienze che hai avuto con loro, qual è la caratteristica che ami di più dei cavalli?

A: Io ho conosciuto tanti cavalli che hanno vissuto esperienze terribili con il proprio cavaliere. Perché mi occupo anche di questo, di aiutare cavalli che non hanno più tanta voglia di stare con l’essere umano; con ragione peraltro, nel senso che loro hanno vissuto sulla loro pelle la parte più bestiale che l’uomo è in grado di esprimere. La cosa straordinaria che ho scoperto, è che i cavalli non smettono mai di darti una nuova chance. Cioè, quando tu ti comporti a modo, ti comporti con equanimità, con giustizia, in un modo che è compatibile con una relazione sana, loro hanno sempre voglia di comunicare con te, di darti una nuova opportunità; cosa che l’essere umano raramente – per essere ottimisti – è in grado di fare (qualche volta, mi viene da dire, neanche con se stesso). I cavalli, nonostante abbiano ancora i segni sul corpo, hanno comunque voglia di darti questa nuova opportunità. Allora noi esseri umani forse dovremmo riflettere un po’ davanti a questo.
Io più di qualche volta mi sono commossa per i regali che mi hanno fatto i miei cavalli, nonostante avessero ricevuto da altri – e talvolta anche da me, magari in una giornata storta – un trattamento che non meritavano. Per questo voglio dimostrare ai cavalli che tutto quello che mi hanno regalato, anche se in minima parte, posso restituirglielo, posso dimostrare loro che c’è ancora qualcuno che si merita la loro fiducia. E per fare questo, voglio prendere esempio da queste loro straordinarie qualità: voglio fare come fanno i cavalli.

© Pietro Borgia; riproduzione riservata; in copertina: foto © EqIn

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Redazione EQIN
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