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Primo intervento sulle ferite dei cavalli: con cosa detergere e disinfettare?

Primo intervento sulle ferite dei cavalli: con cosa detergere e disinfettare?
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29 agosto 2019 #focus

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Le ferite, più o meno gravi, sono abbastanza frequenti nei cavalli; anzi, diciamo pure che gli equidi sono esperti in maniera spudorata nell’arte di procurarsi ferite. Per tale ragione, sono secoli che i veterinari e i proprietari di cavalli si ritrovano a dover curare tagli, abrasioni e lesioni più o meno profonde. Chiaramente, ogni taglio che non sia semplicemente un’abrasione, che appaia profondo, ampio, o “rischioso” in quanto particolarmente vicino a zone delicate (come i tendini e le loro guaine) necessiterà prima di tutto di un controllo veterinario. In tutti gli altri casi è lecito chiedersi: ma la pomata, crema o lozione che stiamo applicando su quel taglio sta aiutando il cavallo a guarire oppure no? Ecco di seguito alcuni suggerimenti per il trattamento delle ferite superficiali del cavallo, elaborati dal prof. Dean Hendrickson, professore di chirurgia degli equidi presso la Colorado State University, a Fort Collins: il veterinario è tornato alle origini, descrivendo gli agenti efficaci e quelli inefficaci per la pulizia delle ferite ad un pubblico di veterinari durante la Convention annuale dell’American Association of Equine Practitioners.

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La pulizia / disinfezione

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Sebbene le nostre intenzioni siano sempre buone, “la maggior parte degli agenti e delle tecniche di pulizia delle ferite causa di per sé un trauma chimico e/o meccanico alla ferita stessa”, sostiene il prof. Hendrickson. E’ dunque anzitutto necessario “soppesare i benefici della pulizia della ferita contro il trauma causato dall’agente chimico e dalla nostra stessa manovra di disinfezione/pulizia.”

Prima di detergere ed applicare qualsiasi cosa, tuttavia, è buona norma praticare una piccola rasatura della zona circostante la ferita per evitare che i peli trattengano la sporcizia e contaminino ulteriormente l’area lesa. Quindi, si procederà utilizzando una garza sterile per strofinare delicatamente la ferita (non utilizzare cotone idrofilo). “Se il lavaggio delicato non funziona, allora bisogna usare una tecnica diversa”, ha detto Hendrickson. “Mai strofinare più forte”. Inoltre, è sempre da valutare, caso per caso, se applicare o meno un bendaggio: una ferita pulita e disinfettata esposta all’aria guarisce certamente in modo più veloce, ma ovviamente è anche più soggetta alla contaminazione batterica. Visto che nessun cavallo vive in ambienti sterili, bendaggi e fasce sono ovviamente consigliati là dove non si tratti di una semplice abrasione, soprattutto nella prima fase della guarigione.

Ecco quindi i trattamenti topici più comuni da pronto intervento, con i relativi pro e contro:

Soluzione fisiologica (salina):

Durante la sua relazione, il prof. Hendrickson ha indicato la soluzione fisiologica più e più volte come uno degli agenti più semplici, ma efficaci, per la pulizia delle ferite. Genericamente, per detersione si intende l’azione di pulire, il togliere via, detergere appunto, mentre per disinfezione intendiamo qualsiasi azione finalizzata alla riduzione del numero di batteri: l’abbinamento dei due atti applicato nel contesto di una ferita assume il complesso significato di pulire via tutto quel che può ostacolare la guarigione e di diluire la carica di microrganismi eventualmente presente.

La soluzione fisiologica, in particolare, è molto efficace per la rimozione dei tessuti morti, danneggiati o infetti circostanti e per ridurre il numero di batteri già presenti nella ferita. Attenzione però: può danneggiare le cellule sane, quindi va usato solo nelle ferite che si presentano già infette (acute o da noi scoperte solo tardivamente).

Iodopovidone (alias Betadine)

In maniera diametralmente opposta è stato sconsigliato l’utilizzo di iodopovidone, sebbene ampiamente impiegato nella cura delle ferite equine. Il prof. Hendrickson ha citato numerosi studi che dimostrano come questo agente provochi necrosi tissutale, compromettendo la guarigione e portando ad un aumento delle infezioni. “Di conseguenza, lo iodopovidone dovrebbe essere usato solo attorno alla ferita, sulla pelle intatta e mai all’interno della ferita stessa”, ha detto.

Clorexidina:

La clorexidina ha una bassa tossicità sistemica, ma diversi studi hanno mostrato scarse prove circa la sua sicurezza ed efficacia nel ridurre il numero di batteri senza causare traumi alla ferita. Come lo Iodopovidone, anche la clorexidina può causare necrosi tissutale e ricrescita batterica.

Perossido di idrogeno (acqua ossigenata):

Celebre per la sua attività effervescente, che può dare l’impressione a chi la utilizza di una efficacia perfetta, il perossido di idrogeno sortisce in realtà pochi effetti, sia positivo-benefici, sia negativi. “Le sue proprietà antimicrobiche sono probabilmente molto sopravvalutate”, ha detto Hendrickson.

Acido acetico (Aceto comune)

“C’è scienza alle spalle dell’utilizzo del comune aceto distillato, anche se la maggior parte delle persone non lo considera”, sostiene il prof. Hendrickson. “Il suo basso pH non è compatibile con alcuni batteri come lo Pseudomonas”, il che significa che può essere efficace contro questo comune patogeno che causa infezioni. L’indicazione di utilizzo per l’aceto come agente pulente e disinfettante è quella di impregnare una garza (15 minuti in ammollo), con un impacco al giorno, risciacquando quindi con una soluzione fisiologica.

Detergenti a base di tensioattivi

Hendrickson ha spiegato che questi detergenti, solo in parte tossici e irritanti, “sono molto efficaci sulle ferite minimamente contaminate e dovrebbero essere applicati, quindi lasciati riposare per 1-2 minuti, sciacquati e riapplicati se necessario”.

Antibiotici ad uso topico/locale

I farmaci di questa classe sono certamente efficaci nel ridurre il numero di batteri, ma il loro uso eccessivo contribuisce al proliferare di quegli agenti resistenti agli antibiotici. Pertanto, Hendrickson ha suggerito di usarli solo per una o due settimane, sotto controllo veterinario.

Cicatrizzanti

Per procedere a velocizzare la cicatrizzazione di una ferita, bisogna prima essere ben certi che questa non sia ancora infetta (accelerare la chiusura di una parte lesa può facilitare la crescita di quei batteri definiti anaerobici, ossia che si sviluppano maggiormente in caso di assenza, o con poco, ossigeno). Pertanto, l’utilizzo di pomate a base di cortisone e neomicina possono essere molto rischiose. Anche in questo caso, vale la pena confrontarsi sempre il proprio veterinario.

In conclusione, Hendrickson ha invitato a dimenticare se si è sentito parlare di “detergenti magici” che pretendevano di guarire velocemente le ferite dei cavalli; il principio generale per la loro pulizia e disinfezione è lo stesso che vale in medicina umana: “Non fare ad una ferita quel che non faresti ai tuoi occhi”.

© Redaz.; riproduzione riservata; fonte principale: thehorse.com; foto in copertina © horsetalk.co.nz

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