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Il trotto è l’andatura dell’addestramento – con Equitare Casa Editrice

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02 maggio 2017 – #focus



Il trotto del cavallo è un’andatura naturale, simmetrica a due tempi per bipedi diagonali, con un tempo di sospensione tra un tempo e l’altro“: naturale perché il cavallo in libertà la utilizza per spostarsi; simmetrica perché il gesto di un arto è ripetuto dal suo congenere a intervalli di tempo uguali e a distanze uguali; diagonale perché gli arti sono associati a due a due per bipedi diagonali.

Questa è la definizione corretta, soprattutto la più semplice e comprensibile, per indicare la seconda delle tre andature del cavallo; in collaborazione con Equitare Casa Editrice, abbiamo in precedenza proposto un approfondimento in merito al passo, “la madre di tutte le andature” (+info: clicca qui). Analizzando oggi il trotto, continuiamo questa indagine che si rivolge a tutti i cavalieri che vogliano migliorare le prestazioni del proprio cavallo facendo attenzione alla sua salute psicofisica oltre che al risultato sportivo.

La classificazione comune del binomio al trotto prevede, come primissime e fondamentali distinzioni: 1) il trotto sollevato o leggero, caratterizzato da un tempo di sollevamento dal seggio della sella ed uno di seduta, sincroni con l’alternanza dei bipedi diagonali del cavallo; 2) il trotto seduto, che comporta la costante aderenza delle natiche del cavaliere al seggio. Trottare “su” o “con” un diagonale significa che il cavaliere si alza quando quel diagonale avanza, e si siede quando quel medesimo diagonale è in appoggio.  Utilizzeremo soprattutto il Quaderno 4 “La pratica” di Giancarlo Mazzoleni (“Il trotto“) per specificare i termini della questione trotto = “andatura dell’addestramento”.

Tutti i Vecchi Maestri erano convinti che l’andatura dell’addestramento fosse il trotto. […] Montando un cavallo al trotto un cavaliere abile può infatti agire indipendentemente su ciascun bipede diagonale, in modo da renderli più uniformi nella spinta e nell’ingaggio […]. Non otteniamo lo stesso risultato con le altre andature” (Mazzoleni, “Il trotto”, cit., p. 19). Nel caso del trotto, il fulcro della questione ruota intorno al fatto che sta nella capacità del cavaliere l’essere il più possibile congruente ai movimenti del cavallo perché in questa seconda andatura il cavallo esprime energia e potenza, e necessita quindi che il suo cavaliere abbia raggiunto un equilibrio consolidato. Anche in questo caso, come per il passo, la premessa riguarda la comprensione della differenza esistente tra il trotto in un cavallo che “nuota” (quello di un cavallo non addestrato, o montato nel suo “equilibrio naturale”, che si mette in equilibrio come meglio lo aggrada ed è portato a mettere in atto una catena cinetica che attiva la trazione anteriore, cioè ad usare prevalentemente gli anteriori per generare lo spostamento) e il trotto nel cavallo che “spinge”, quello di un cavallo ben addestrato, il quale mostra un equilibrio ben distribuito sui quattro arti, il suo baricentro tende infatti a spostarsi sul treno posteriore.

foto © “Il trotto” – Equitare casa editrice

foto © “Il trotto” – Equitare casa editrice

L’addestramento al trotto si esplica soprattutto nel lavoro in circolo, essenziale per sviluppare l’aggroppamento. Il cavallo, costantemente o prevalentemente, parte al trotto nel circolo “nuotando”, cioè mantenendo semplicemente inalterata la propria condizione maturale di equilibrio, risultando per lo più traversato e coricato da un lato: scopo di un addestramento ottimale a questa andatura sarà infatti il correggere lo squilibrio naturale nel lavoro sulle linee curve.

foto © “Il trotto” – Equitare casa editrice

Con il tempo, il logorio e l’asimmetria producono facilmente danni motori, soprattutto alle articolazioni più soggette agli sforzi […]. E’ senz’altro evidente che tali questioni coinvolgono tutti i cavalli, qualsiasi attività svolgano, e se rimangono irrisolte producono un’infinità di problemi, psichici, fisici e di gestione, oltre che di cavalcabilità” (ivi, pp. 11-12). E’ dunque necessario prima di tutto l’esercizio di un controllo della modalità di partenza al trotto con il proprio cavallo: “L’osservazione del medesimo cavallo, montato da cavalieri differenti, che coscientemente o in modo inconsapevole agivano sull’equilibrio, ha confermato l’ipotesi che il cavallo varia le proprie modalità di partenza relativamente all’equilibrio impostato in quel momento dal cavaliere“. Guardando la partenza al trotto di un cavallo, è dunque possibile individuare il suo equilibrio e la modalità cinetica che sta utilizzando: * il cavallo che nuota parte col bipede diagonale interno; *il cavallo che spinge parte col bipede diagonale esterno (ivi, cfr. pp. 28-29).

“Il cavallo che effettua la partenza con il bipede interno, cioè squilibrato sugli anteriori, lo fa in conseguenza a molteplici fattori, alcuni specificamente suoi, come la giovane età, l’insufficiente o scorretto lavoro/addestramento, conformazioni particolari (esempio: “cavallo costruito sulle spalle”); altri sono invece dovuti esclusivamente all’assetto del cavaliere (troppa trazione della redine interna; un uso scorretto degli aiuti di gamba; un’inadeguata distribuzione del peso ecc.). Al contrario, una partenza col bipede esterno è garanzia di: equilibrio del cavallo sui posteriori, correttezza dell’assetto del cavaliere, appropriato uso degli aiuti.

I Quaderni “Pratica” by Equitare: Nati come dispense tecniche per i corsi di formazione degli istruttori equestri, i Quaderni di Pratica basati sul Metodo di Equimozione e Isodinamica per Equitare con Sentimento hanno l’obiettivo di analizzare l’equimozione secondo le attività dinamiche e le modalità cinetiche la cui conoscenza permette al cavaliere di impostare in modo migliore la propria posizione a cavallo. Tale attenzione giova al benessere di cavallo e cavaliere. Questi Quaderni sono il frutto della ricerca più recente sull’isodinamica, unitamente agli insegnamenti dei grandi maestri del passato e alla proposta del tutto inedita del mimo equestre, tecnica che consente al cavaliere di migliorare la gestualità del proprio corpo, col doppio obiettivo di rendere più chiare le sue richieste e di adeguarsi alla fisicità del cavallo per rispettarne l’integrità psichica e fisica. Qui si propone un’ottica in cui il cavallo è un compagno di gioco, di avventura, di piacere, non da sfruttare, spremere e poi gettare, ma da amare e rispettare, trovando con lui una piacevole collaborazione per rendere la nostra vita più gradevole, senza necessariamente ferire la sua. Cercare la soddisfazione nella crescita della comprensione reciproca del fare in sella.



© Riproduzione riservata; immagine di copertina ©Equitare Casa Editrice, volume “Andature e sensazioni“, p. 90.



 

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