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I cavalli curati con le staminali del sangue: Marco Polettini racconta

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22 giugno 2017 #focus

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Nel sangue c’è la vita (Genesi 9:4)

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A crederci fermamente è Marco Polettini, classe 1954, una laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università di Pisa nel 1979, Presidente dell’Associazione Culturale Medico Scientifica per lo Studio dell’uso di Cellule Staminali da Sangue in Medicina Veterinaria e Umana Thankstem, fondata nel 2006, che nel nome racchiude il suo significato –grazie staminali –  e che supporta il lavoro di ricerca sulle cellule staminali del sangue avviato da Polettini già nel 2004, attraverso un gruppo di persone altamente qualificate nel campo della ricerca scientifica e della clinica veterinaria.

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Testimonianze positive e di grande incoraggiamento da parte di chi ha deciso di provare a percorrere una strada “diversa”, una terapia articolata «Per ora ancora possiamo usare le staminali del sangue legalmente in veterinaria in Europa ed i proprietari di cavalli che ne usufruiscono da anni non ne possono più fare a meno.»

Valgano come esempio i casi di Rafaela (foto di copertina dell’articolo) cavalla che oggi, all’età di 19 anni, vive in Francia una seconda giovinezza; oppure quello di Aladin, che ha recentemente superato una complessa frattura dell’osso dell’astragalo e del garretto in seguito alla quale era stato consigliato l’abbattimento e quello di Aciclico, cavallo atleta in concorsi CSI e Gran Premi a cui era stata diagnosticata un’artrosi associata ad una degenarazione della cartilagine tra corona e pastorale, tornato a calpestare con successo i campi gara: “cosa conta una penalità per il tempo per chi il tempo è riuscito a rincorrerlo a raggiungerlo a superarlo ed a cambiarne il verso?” (Carla Cimolai, compagna di squadra di “Aci”).

 

Ma che cosa sono le cellule staminali?

Le cellule staminali pluripotenti sono cellule capaci di dividersi infinite volte e dar vita a molteplici linee cellulari per formare l’organismo. Il nostro corpo è in continuo rinnovamento e grazie alle cellule staminali adulte è in grado di ricostruire porzioni di tessuto danneggiato, come in corso di ferite, fratture o malattie degenerative.

«In questi ultimi anni si è tanto parlato di staminali» afferma Marco Polettini, «ma il loro decollo nella pratica clinica non è ancora avvenuto a causa dei risultati clinici relativi ottenuti, per la complicata logistica che comporta il trasporto dei campioni ai laboratori per ottenere le staminali e il trasporto delle stesse nelle mani del clinico. Inoltre vanno considerati i costi, le reazioni delle inoculazioni non solo delle staminali, ma dei terreni in cui si fanno crescere, l’opposizione dell’industria farmaceutica che guarda alla medicina rigenerativa come una minaccia, il fenomeno Stamina promosso dallo psicologo Davide Vannoni e così via. Tutto ciò ha limitato enormemente la diffusione di una terapia che tutti sentono che sarà il futuro della medicina. Ma introducendo in modo creativo un sistema di medicina rigenerativa fuori dagli schemi ognuno di questi limiti è stato superato.»

 

Thankstem nasce infatti sulla base di un’idea rivoluzionaria di Marco: le uniche cellule staminali adulte pluripotenti potevano essere solo nel sangue, perché questo è l’unico tessuto a contatto con tutti quanti gli organi.

–Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa– (Albert Einstein)

Gli obiettivi del progetto sono quelli di offrire un nuovo percorso terapeutico e migliorare la qualità della vita dei pazienti animali, attraverso un metodo protetto da brevetto internazionale e sviluppato nei laboratori universitari di Roma Tor Vergata.

Di questo nuovo paradigma terapeutico e di cosa possono fare le cellule staminali nell’approccio alla patologia Polettini lo racconta anche nel suo ultimo libro non ancora pubblicato “Cellule staminali autologhe in farmacia (Non esisterà prevenzione e terapia senza l’apporto delle staminali del sangue!)”:

«In ogni malattia siamo di fronte ad un network alterato e a volte non è sufficiente usare un’entità curativa unitaria che si muove linearmente toccando solo alcuni punti del network, ma dobbiamo usare un presidio terapeutico che sia un network lui stesso e che quindi possa agire all’unisono su diversi punti della rete che da luogo alla malattia. Questa prerogativa terapeutica non è dei farmaci, che vengono usati per agire su un unico interruttore del processo patologico, ma di un’entità complessa che apre una nuova branca della medicina che si riflette in questo concetto: solo un network può ristabilire equilibrio in un network!

Il network di cui parliamo è formato da staminali ematopoietiche, mesenchimali, pluripotenti in sangue intero. Una terapia non lineare, ma analogica.»

Nell’individuo adulto il numero di cellule staminali è molto limitato, incrementandolo si permette all’organismo di disporre di ulteriori alleati per combattere la malattia. Ricorrendo alle cellule staminali del sangue questo può avvenire in modo più efficace e veloce perchè pluripotenti, con caratteristiche molto simili alle preziose cellule staminali embrionali, piccole e rotondeggianti, con gli stessi recettori, con capacità generativa e non solo ri-generativa e questa scoperta, e le sue modalità di applicazione, si sviluppano su punti chiave ben delineati:

  1. Il sangue raggiunge tutti gli organi ed è in grado di produrre e veicolare cellule staminali.
  2. Riproducendo in laboratorio lo stesso processo di produzione di cellule staminali attuato dal sangue in vivo e re-inoculando le cellule, si può ottenere la riorganizzazione cellulare dei vari tessuti dell’intero organismo.
  3. Le staminali ottenute, identificate attraverso Sorter, hanno solo recettori di staminalità, per cui sono state qualificate e quantificate, permettendo di brevettare il sistema e consentendo un legale trial sperimentale umano.
  4. Hanno, oltre alla componente staminale ematopoietica e mesenchimale, anche una componente pluripotente che permette di interagire con patologie neurologiche.
  5. Le staminali ottenute, re-inoculate, hanno prodotto risultati significativi in molte malattie incurabili e nella prevenzione.
  6. Il prelievo non è invasivo: bastano pochi millilitri di sangue.
  7. Il tempo di preparazione è di poche ore.
  8. Il protocollo terapeutico è sicuro e proviene da 50.000 inoculazioni fatte in dieci anni su animali vicini all’uomo e su patologie non provocate. La conoscenza e l’attenta applicazione del protocollo permette di evitare effetti collaterali.
  9. È stata superata la logistica e staminali autologhe potranno presto essere vendute in farmacia attraverso kit specifici per ogni malattia prodotti in GMP (camere bianche).
  10. I brevetti che garantiscono la scoperta sono stati accettati in tutto il mondo.
  11. L’inoculazione di staminali oltre ad essere autologa (cellule prodotte e inoculate nello stesso individuo) è anche omologa (il sangue può essere inoculato in ogni distretto anatomico perché è presente in ogni tessuto).
  12. Sono stati pubblicati diversi lavori scientifici in riviste mediche internazionali.

Ma come si interviene?

Il paziente da trattare (molti cavalli tra le diverse testimonianze) si sottopone dunque ad un prelievo di pochi millilitri di sangue ricevendo successivamente il trattamento per via endovenosa dopo aver ottenuto le cellule staminali dal campione prelevato in un tempo brevissimo: 72 ore. In un paziente anziano o fortemente debilitato l’approccio preferibile è a piccole dosi a maggiori frequenze, mentre un trauma acuto riceverà un importante pacchetto di cellule staminali ricche di informazioni e energia rigenerativa.

Per quanto riguarda le indicazioni terapeutiche invece «la presenza di una componente pluripotente, comporta che queste cellule possano agire anche sul sistema nervoso ed ogni tipo di malattia è sempre strettamente legata al funzionamento del sistema nervoso autonomo periferico. Quindi la loro azione si fa sentire in una grande fascia di malattie» prosegue Marco Polettini.

Patologie oculari, del sistema nervoso (quali head sheaking, mieloencefalite da herpes virus, morbo di Cushing, sindrome di Horner, paresi, paralisi), patologie del sistema cardio-circolatorio, patologie osteo articolari, muscolo-tendinee, dermatologiche e oncologiche, sono alcune delle condizioni patologiche di sofferenza sulla quale si sono riscontrati risultati comprovati da diverse testimonianze riportate dai proprietari degli animali sottoposti a trattamento.

 

Ad oggi risultati clinici dalle staminali del sangue sono stati dunque ottenuti, su diversi cavalli e non solo, e a chi chiede al dottor Marco Polettini se non abbia paura delle difficoltà che naturalmente si incontrano lungo un percorso audace, conducendo quella che può essere considerata una rivoluzione rispetto agli approcci tradizionali conosciuti, lui risponde con una frase di Wiston Churcill: “L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità”.

Sito web e contatti Thankstem: clicca qui

Official Facebook Marco Polettini: clicca qui

© riproduzione riservata; a cura di M.C. Bongiovanni, fonte e foto courtesy M. Polettini©  

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