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“Cavalli in prima pagina”: ricordando Mario Palumbo

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03 agosto 2017 #focus



Il 5 giugno scorso ci lasciava Mario Palumbo, tra le storiche voci del giornalismo equestre (clicca qui), primo direttore della rivista Cavallo Magazine, nel 1986, anno di uscita del primo numero della rivista dedicata ai cavalli e all’equitazione.Servizi 4 Equitare Casa Editrice, in memoriam del grande giornalista, propone ai suoi lettori la lettura del volume, edito nel 2008, “Cavalli in prima pagina. I miei editoriali in Cavallo Magazine“: una panoramica assai interessante e in certi casi pure avvincente delle vicende equestri riportate dalla penna del giornalista che, toccando i temi più svariati, permette al lettore una cartina di tornasole dei principali eventi riguardanti la propria vita di cavaliere o la scoperta di ciò che non ha vissuto (1994-2008).

Attraverso questa lettura, possiamo infatti ripercorrere lo sviluppo dell’equitazione italiana dal boom della fine degli anni ’80 (che emerge esser stato più simile ad una moda che ad una vera passione), al successivo calo fino ad una timida ripresa. Negli editoriali tornano i nomi celebri di cavalli e cavalieri, fatti e vicende delle associazioni equestri italiane ed alcune questioni particolarmente care a noi come ad Equitare. “Primo fra tutti quello del benessere animale, che dovrebbe essere scontato ma non lo è. Un tema che Palumbo affronta spesso e da diversi punti di vista, evidenziando soprattutto le responsabilità di chi detiene cavalli, qualunque sia l’impiego a cui essi sono destinati. Altrettanto importante è il tema della cultura equestre, fortemente presente nella raccolta degli editoriali; tema che nel nostro Paese, in tempi recenti e forse ogni giorno un po’ di più, manca dei valori e delle tradizioni largamente possedute e condivise, invece, in passato. Palumbo enuncia vari modi in cui questa cultura può essere recuperata e valorizzata: rifacendosi agli insegnamenti dei vecchi maestri, formando istruttori degni di questo nome, confrontando le esperienze delle diverse discipline, ma anche educando bambini e ragazzi a scuola e nei maneggi, seguendo le manifestazioni sportive e ampliando le proprie conoscenze attraverso letture adeguate. Aspetto, quest’ultimo, che ovviamente costituisce per Equitare il proprio motivo di esistere” (nota dell’editore).

Dai vari editoriali non emerge solo l’anima del giornalista che racconta ed interpreta oggettivamente i fatti e gli accadimenti; l’eco della poesia dell’amante dei cavalli si alza parimenti a gran voce dalla sua scrittura, come nel pezzo che qui di seguito vi proponiamo, pezzo che ci emoziona ogni volta che lo rileggiamo: nel ricordo di un Mario Palumbo al galoppo sulla spiaggia, felice e libero, questo scritto come un secondo cuore.

(Aprile 2005) Al galoppo sulla spiaggia: che emozione! (pp. 114-115)
Avete mai provato a galoppare su una spiaggia? Nooo? Allora che aspettate?! Non c’è sensazione maggiore di libertà: le onde che si frangono sulla rena accanto a voi, il battere frenetico e attutito degli zoccoli dove la sabbia è più compatta, proprio là dove il mare si ritira tra un’onda e l’altra, il vento della velocità che vi accarezza la faccia… E voi, per l’emozione, non respirate neppure.
Anche il cavallo acquista una nuova energia vitale…. non importa se sia già stanco per aver percorso un lungo cammino: quando arriva sulla spiaggia le sue nari si allargano, il cuore pulsa più velocemente, il petto si gonfia con un respiro che denota tutta la sua forza trattenuta, le orecchie si drizzano in avanti… Anche lui sente il richiamo della libertà, anche lui ha voglia di sentire il vento della corsa scompigliargli la criniera. E forse non sente neppure il peso del suo cavaliere o il fardello più leggero di un’amazzone…
Tu lo senti scalpitare sotto di te: gli zoccoli si muovono al passo, ma fremono d’impazienza… E’ quasi un balletto, il suo, un “caricarsi” prima di dare il via alla folle corsa. E allora capisci che le redini che tieni ben strette le devi mollare. Se vuoi essere libero devi liberare anche lui… e allora molla le redini e via, con il peso leggermente in avanti prima di trovare quell’assetto perfetto che ti farà sentire tutt’uno con il nobilissimo amico che ti sta portando verso un’emozione tutta nuova, verso una felicità che non tutti riescono a capire ma che ti riempie il cuore.
Trovato l’assetto giusto, ti prende un’insana voglia: quella di allargare le braccia come un gabbiano apre le sue ali. E voli, voli, voli… E vorresti che quel volo non finisse mai, perché stai vivendo un attimo di sublime felicità, un momento d’amore verso tutto e verso tutti: verso la natura, il tuo cavallo, chi galoppa con te….
E l’impronta degli zoccoli del tuo compagno lasciamo segni che sembrano parole di una poesia, una poesia d’amore che è un inno alla vita e alla gioia. E poco importa se l’onda che sta arrivando quelle parole le cancellerà, perché resteranno comunque impresse dentro di te. Non ci sono parole per descrivere una felice galoppata sulla spiaggia. Dovete provarlo.
[…] Ma non andateci da soli. Andateci con qualcuno con cui condividere il ricordo. Perché non ci sono specchi sulle spiagge e sul sorriso di chi vi sta vicino potrete vedere anche il vostro. Buone galoppate (sulla spiaggia) a tutti.



© B.S.; – riproduzione riservata; foto di copertina via “Cavalli in Prima Pagina” ©Equitare ©Paolo Biroldi; la cavalla con Palumbo si chiama Pinta.



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