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Ticchio d’appoggio come fuga dal troppo stress

Ticchio d'appoggio come fuga dal troppo stress

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13 marzo 2019 #focus

Avevamo in precedenza già approfondito alcuni atteggiamenti dei cavalli, noti come vizi comportamentali (altrimenti detti  stereotipie, vizi stabili o, in tema di compravendita, vizi redibitori – cause di rescissione del contratto di acquisto del cavallo) ovvero su quei comportamenti inusuali quali movimenti monotoni e cadenzati, più o meno rumorosi che sono principalmente una manifestazione di disagio dell’animale, quando non riesce a dare sfogo ai suoi istinti naturali, confinato spesso in spazi non adeguati alle sue necessità.
I tre vizi comportamentali più noti e diffusi sono: il ticchio d’appoggio, il ballo dell’orso e il camminare inusualmente nel box, manifestando continua irrequietezza (camminare o girare nel box, dondolare, zigzagare, scuotimento della testa, anomalie del rapporto con la beverina…). Approfondiamo ulteriormente alcuni aspetti legati al primo tra questi vizi comportamentali, il quale probabilmente è anche il più diffuso: il ticchio d’appoggio.


Controcorrente rispetto a quanti sostenevano – ed ancor oggi sostengono – che bisogna assolutamente impedire al cavallo di manifestare e ripetere questo atteggiamento (ossia l’azione di afferrare con gli incisivi superiori un supporto, solido e fisso, e flettere il collo emettendo un rumore caratteristico con la glottide; in poche parole, l’ingoiare aria), nel 2011 Daniel S. Mills, esperto di etologia equina, per primo suggerì che i cavalli che ticchiano dovevano essere autorizzati a farlo (+info: clicca qui), perché questa pratica effettivamente parrebbe portar loro del benessere (a condizione che non causi coliche o gravi danni dentali, ovviamente). Il ticchio d’appoggio venne dunque indicato e chiarito quale meccanismo messo in atto da questi cavalli di fronte allo stress – che spesso insorge a causa di una stabulazione non adeguata o troppo prolungata – e che impedire ai cavalli di farlo poteva persino essere crudele.

Alla conferenza internazionale del 2014 della Society for Equitation Science, svoltasi dal 6 al 9 agosto a Bredsten, in Danimarca, un gruppo di ricerca svizzero ha portato prove scientifiche a sostegno di tale affermazione: in uno studio che valutava i parametri dello stress in cavallo che ticchia rispetto a quelli che non lo fanno, i ricercatori hanno trovato differenze significative nelle risposte allo stress. Soprattutto, hanno scoperto che i cavalli che ticchiavano e non avevano mangiato durante il test riportavano più alti livelli di stress.

Ticchiare potrebbe essere una strategia di successo che aiuta i cavalli ad assumere il controllo delle situazioni e riduce i livelli di cortisolo“, ha detto Sabrina Briefer Freymond, MSc, dell’Agroscope Swiss National Stud Farm di Avenches. Il cortisolo è noto come l’ “ormone dello stress” che i ricercatori utilizzano per le loro analisi. Nello studio in oggetto, sono stati analizzati 22 soggetti con ticchio d’appoggio e 21 senza questo vizio comportamentale, di razze, sessi ed età differenti. I cavalli sono rimasti nei loro box per l’intero periodo di studio (meno di quattro ore). I ricercatori hanno misurato i livelli di cortisolo, valutato il comportamento del cavallo e registrato le pulsazioni cardiache per 15 minuti prima di iniziare il confronto (ACTH Challenge Test), che consiste in un metodo scientifico relativamente nuovo per studiare i livelli di stress negli animali. In esso, i ricercatori iniettano ai cavalli con una piccola dose di ormone adrenocorticotropo sintetico (ACTH). L’ipofisi del cervello produce ACTH in modo naturale, che stimola il rilascio di diversi ormoni, compreso il cortisolo. Per anni i veterinari hanno usato il Test ACTH per testare la malattia di Cushing, che, se presente, nel soggetto dà una bassa risposta di cortisolo. Recentemente, i ricercatori hanno scoperto che il Test può anche rivelare un’elevata risposta allo stress quando vengono rilasciate elevate quantità di cortisolo.

Una volta che il team ha iniettato l’ormone ai cavalli in esame, gli animali sono stati osservati per tre ore. Sono stati registrati i comportamenti e le frequenze cardiache e misurati i livelli di cortisolo per campione di saliva ogni 30 minuti. Il team non ha riscontrato differenze significative nella frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca o comportamento (eccetto nei cavalli con ticchio, ovviamente) tra i soggetti che ticchiavano e quelli che non lo facevano. Tuttavia, hanno notato una differenza significativa nei livelli di cortisolo tra i gruppi: Nel complesso, i cavalli con il ticchio avevano il 25% in più di cortisolo nella loro saliva rispetto ai soggetti che non praticano questa azione.

Alcuni tra i cavalli con ticchio d’appoggio in esame non avevano mangiato nulla durante le tre ore di ACTH Challenge Test. Questi cavalli avevano in realtà i livelli di cortisolo più alti, il 38% in più rispetto a quelli a digiuno ma senza ticchio d’appoggio. Lo studio ha quindi rilevato con chiarezza che i cavalli a digiuno abbiano livelli di stress più alti quando non stanno ticchiando/viene impedito loro di farlo, ha specificato Briefer Freymond. Molti dei cavalli con ticchio d’appoggio lo fanno molto poco durante il giorno, a volte magari solo per un’ora, ed è certamente possibile che quando questo si verifica in realtà coincida con l’aumento dei loro livelli di stress.

Questa ricerca ha portato certamente avanti di qualche passo la migliore comprensione di questa stereotipia o vizio presente in alcuni soggetti scuderizzati (circa il 15%), comportamento che purtroppo alla lunga può portare anche a conseguenze pericolose per la salute dei cavalli. Ulteriori ricerche sono in corso, sempre rivolte verso una migliore comprensione della relazione tra ticchio d’appoggio e rilascio di stress: tuttavia, va da sé che a fronte dell’evidenziata correlazione esistente tra digiuno e aumento del livello di stress, se notiamo che il nostro cavallo inizia a ticchiare solo in prossimità dei pasti, allungargli un po’ di fieno in anticipo o disporre per lui una rete di fieno, o una lettiera in paglia, può certamente aiutare ad arginare il problema. Idem il pensare di studiare per lui una soluzione diversa dalla stabulazione/lunga permanenza nel box. Sono pratiche certamente migliori rispetto ai collari anti-ticchio, da scegliere solo come “ultima spiaggia” a fronte di un comportamento ormai troppo frequente e irrisolvibile che genera gravi problematiche di salute al nostro cavallo.

©Redaz. – riproduzione riservata; fonte principale: thehorse.com; foto in copertina: ©thehorse.com

 

 

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